La manifestazione
In rivolta per il tribunale
Chiusi gli uffici in via Guerrazzi, esplode la contestazione. Mercoledì i sindaci a Roma
PORTOFERRAIO. «Un giorno di rabbia per tutti, stanno cercando di trasformare l’Isola d’Elba in un villaggio turistico». Paolo Di Tursi, presidente dell’associazione forense, è duro quando, nel cortile del municipio di Portoferraio, si rivolge a chi ha partecipato al corteo.
La battaglia. La sede distaccata del tribunale di Portoferraio ha ufficialmente chiuso i battenti, il suo personale già dai prossimi giorni sarà ricollocato. E solo un passo indietro del ministro della Giustizia Anna Maria Cancellieri potrà cambiare le carte in tavola all’ultimo momento. Un gesto che viene chiesto a gran voce dagli avvocati e dalle istituzioni elbane ma che pare, giorno dopo giorno, più improbabile, anche a seguito delle ultime dichiarazioni rilasciate dal ministro e dal suo entourage. Questo nonostante le numerose pressioni e gli appelli in arrivo dall’Elba, con l’obiettivo di mettere in evidenza le specificità e i disagi particolari di chi vive in un’isola.
«Non è bastato andare a Roma o a Firenze – ha spiegato Di Tursi – il ministro ha sempre detto di essere irremovibile. Eppure qualche proroga è stata assegnata ma l’Elba non è stata presa in considerazione. Il sindaco di Portoferraio ha parlato di “game over”, non sono del tutto d’accordo, per noi la battaglia è appena iniziata. L’associazione forense non indietreggerà di un centimetro. Il ministro può emettere una deroga in qualsiasi momento: è finito il tempo della cortesia istituzionale, gli faremo capire le nostre ragioni». Una posizione dura che, vista la rapidità con cui la sede del tribunale è stato svuotato, rischia di risultare tardiva.
I sindaci. Serve un gesto forte e unitario. Il sindaco di Portoferraio, Roberto Peria, lo aveva detto nei giorni scorsi, una volta capito il fallimento della strada istituzionale esplorata per salvare il tribunale. E il primo cittadino lo ha ripetuto ieri mattina, chiamando ancora una volta i colleghi a un gesto estremo. «Il taglio del tribunale è una delle ingiustizie più gravi che l’Elba ha dovuto sopportare – ha detto apertamente Peria – ci hanno tolto un diritto fondamentale senza pensarci due volte. E non dobbiamo illuderci che basti un gesto eclatante a convincere il ministro a fare un passo indietro. Resto fermo sulla mia opinione: se lo Stato ci ha abbandonato, allora noi dobbiamo abbandonare lo Stato. Diamo tutti le dimissioni, in modo che il governo debba inviare otto commissari prefettizi a gestire l’Elba». L’invito, rivolto agli altri sindaci, è stato preso in considerazione nella breve - e molto spigolosa – riunione che si è tenuta in municipio a Portoferraio. La strada indicata da Peria non ha però convinto i colleghi, che già nei giorni scorsi avevano criticato apertamente la presa di posizione del sindaco di Portoferraio. Non ci saranno dimissioni in blocco.
L’incontro. I toni alti della manifestazione tenuti dai sindaci, con Anna Bulgaresi che assieme ai colleghi ha sventolato un paio di mutande con una bandiera elbana («Ci avete già tolto tutto, prendetevi anche queste»), si sono calmati - e di molto - dopo la riunione tenuta per decidere le iniziative da assumere nei prossimi giorni per la difesa del tribunale. E la soluzione trovata, al momento, non prevede azioni eclatanti ma soltanto un nuovo tentativo di tipo politico-istituzionale. Mercoledì prossimo, infatti, i primi cittadini sono attesi a Roma, su invito dell’associazione Ancim. Incontreranno i parlamentari e - probabilmente (l’invito è rivolto anche a lei) - il ministro della Giustizia Anna Maria Cancellieri nella sede romana della Regione Toscana. Un ultimo tentativo istituzionale, dopo una lunga serie di incontri, interpellanze e documenti unitari che sono andati a vuoto. Inefficaci per la rigidità mostrata fino a questo momento dal governo. La soluzione, di fatto, innesca una reazione a catena poco desiderabile da parte di tutti. I sindaci elbani, ancora una volta, non hanno imboccato una strada unitaria. Da una parte c’è la posizione isolata di Peria, le cui dimissioni preannunciate restano congelate; dall’altra ci sono gli altri sindaci che, optando per l’ennesimo incontro istituzionale, hanno fatto storcere la bocca agli avvocati che avrebbero preferito una presa di posizione più forte. «Dividersi ora sarebbe gravissimo», aveva detto Di Tursi durante il comizio. Ma anche stavolta, pur con il tribunale chiuso, gli equilibri sembrano molto delicati.
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