Sicurezza
«Se chiudono il tribunale mi dimetto»
Annuncio clamoroso di Peria: a rischio i diritti dei cittadini. A novembre rimise il suo incarico per i tagli sulla sanità
PORTOFERRAIO. «Il Guardasigilli stacca la spina al tribunale? Allora il ministro dell’Interno si prepari a nominare un commissario prefettizio. Anzi otto commissari, se i miei colleghi staranno al mio fianco». Roberto Peria, sindaco di Portoferraio, ha scelto la strada della protesta clamorosa per tentare in extremis di salvare da una morte annunciata la sede distaccata del tribunale di Portoferraio, che il 13 settembre sarà chiusa ufficialmente in seguito alla riorganizzazione della geografia giudiziaria voluta dal governo.
Il primo cittadino di Portoferraio ha preannunciato le dimissioni che saranno date concretamente, qualora il ministro Anna Maria Cancellieri non riveda la scelta, data ormai per certa. Le dimissioni di Peria possono sembrare un deja vu, almeno per chi ha la memoria corta. Lo scorso novembre, infatti, il primo cittadino di Portoferraio rimise il suo mandato e rassegnò in consiglio comunale le dimissioni per protestare contro il depotenziamento dell’ospedale di Portoferraio. Dimissioni che rientrarono in extremis, dopo la firma dell’accordo con l’assessore regionale alla sanità Marroni. A distanza di pochi mesi il copione sembra poter ripetersi, anche se ora è il tribunale a vacillare sotto i colpi di forbice dello Stato. La chiusura del tribunale elbano comporterebbe disagi enormi per i cittadini, costretti a recarsi per qualsiasi tipo di udienza a Livorno. Con un ovvio dispendio di tempo e di soldi. Se poi si pensa, specialmente tenendo conto del carcere di Porto Azzurro, dei disagi per le forze dell’ordine e per la polizia penitenziaria, risulta ancor più incomprensibile la rigidità del governo che ha concesso deroghe a realtà molto meno disagiate rispetto all’Elba.
«La ventilata soppressione della sede distaccata del tribunale sarebbe una scelta gravissima per la legalità ed i diritti degli elbani. Una scelta incomprensibile perché basata su una logica di risparmio delle risorse e di razionalizzazione del sistema quando in realtà i costi sociali ed economici per i cittadini aumenterebbero, così come aumenterebbero anche i costi per lo stesso Stato. E i disagi sarebbero più forti per i più deboli, ovvero gli anziani e le persone in difficoltà – spiega il sindaco di Portoferraio, Roberto Peria –ma l’aspetto più grave è la violazione del principio di uguaglianza sancito dall'articolo 3 della Costituzione che comporterebbe per gli elbani di essere molto meno uguali degli altri, cittadini di serie B. In queste difficili settimane abbiamo cercato tramite canali istituzionali, documenti della conferenza dei sindaci e dei consigli comunali di far comprendere al ministro la gravità di simili scelte, ma pare che le nostre ragioni non siano state minimamente ascoltate».
La sordità del governo di fronte alle ragioni dell’Isola d’Elba, giorno dopo giorno, ha fatto salire la rabbia. Esplosa ieri con l’annuncio, clamoroso, delle dimissioni. «Se lo Stato ci abbandona sono pertanto pronto per la seconda volta in meno di un anno a riconsegnare, per difendere i diritti dei miei concittadini, la mia fascia di sindaco, simbolo della fiducia che i portoferraiesi mi hanno accordato e per me continuo richiamo al dovere di difendere i loro diritti quando vengono calpestati – sostiene il sindaco Roberto Peria – nell'esprimere la mia solidarietà agli avvocati preannuncio pertanto le mie dimissioni ed invito gli altri colleghi sindaci a fare altrettanto».
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