Il dolore
L’indimenticabile suono della prima campanella
Alcuni personaggi noti ricordano le loro emozioni legate agli anni di scuola dalle imitazioni in classe di Gianna Martorella agli stivaletti Fab Four di Talani
PIOMBINO. Oggi prima campanella per tantissimi bambini e ragazzi, un giorno che nessuno di loro dimenticherà mai. Così come è rimasto indimenticabile per i personaggi locali che così ci raccontano quelle loro emozioni scolastiche.
Gianni Anselmi (sindaco). «Elementari in piazza Dante, medie alle Fucini, triennio scientifico al Casone Maresma e biennio all’Ospedale Vecchio. Ho avuto tanti insegnanti bravi, e compagni splendidi cui sono ancora molto legato. Il ricordo più dolce è la mia maestra Giovanna Oeselli, con la quale incontrammo Bertolt Brecht e Gianni Rodari. Indimenticabili le file per la jonoforesi, con un attrezzo imballato in cotone acidulo in bocca: è stata utile, mai avuto carie. Grazie alla scuola oggi sono un cittadino e, spero, un dignitoso sindaco pro-tempore».
Gianna Martorella (imitatrice). «Mi sono sempre dilettata e fare imitazioni e a recitare, e anche durante gli anni di scuola partecipavo a commedie teatrali. Era il 1978, Anna Oxa al Festival di Sanremo aveva appena cantato “Un’emozione da poco”: così la mattina dopo, durante la ricreazione, feci sfoggio della performance davanti a un pubblico di classe molto interessato e divertito. Nel bel mezzo della festa entrò il nostro caro professor Sabatini di tecnica e computisteria, noto per la sua scontrosità e severità. Si fermò sulla soglia dell’aula, meravigliato e incuriosito da ciò che stava succedendo, ascoltò in silenzio e nascosto tutta la mia esibizione. Quando, finito di cantare, mi voltai verso la porta e lo vidi rimasi di sasso e piena di vergogna, e lui invece mi disse: “Martorella, ma lei ha mai pensato di fare questo come lavoro? E’ brava... Che fa a fare la ragioniera?». Ecco, dopo il suo suggerimento mi impegnai molto di più... nelle imitazioni».
Gordiano Lupi (scrittore). «Piazza Dante è il ricordo della scuola elementare, dei tempi in cui bastava un edificio stile liberty per contenere tutti gli alunni di Piombino. Un solo palazzo era sufficiente anche per la scuola media, in via Fucini, stessa costruzione imponente di marmo bianco, drappeggi di cotone per coprire grandi finestroni stuccati in stile “I ragazzi della via Pal”, con la stessa magia della Hogwarts di Harry Potter, cancellata di ferro battuto, sovrastata da cadenti pennoni di cemento. Piazza Dante si raggiungeva in pochi minuti da via Gaeta, la strada della mia infanzia, mio nonno mi accompagnava a scuola e veniva a riprendermi e ogni giorno mi raccontava una storia diversa, non ho mai capito dove le andasse a pescare. Se avessi avuto la sua fantasia sarei diventato davvero un grande scrittore. Ma è andata così. Non ci lamentiamo».
Giampaolo Talani (pittore). «Siamo intorno al ’68, io frequentavo la seconda o la terza media, ed ero innamoratissimo di una mia compagna di classe. Lei era fissata con i Beatles e aveva messo gli occhi addosso a un mio compagno, che possedeva un paio di stivaletti appunto come quelli dei Fab Four. Me ne feci comprare un paio anch’io dai miei genitori e mi presentai in classe con quelli e con i jeans, entrambi capi d’abbigliamento allora proibiti a scuola, dove la situazione era ancora molto conservativa. La mia compagna mi guardò con interesse, ma subito fui beccato dal preside, che mi rimproverò in modo molto umiliante. Mentre parlava notai che il colletto della sua camicia era sporco, al che, quando lui mi chiese se non mi vergognassi a presentarmi a scuola abbigliato a quel modo, io non feci di meglio che farglielo notare. Rapporto, sospensione e il bidello che mi riaccompagnò a casa, dove mio padre, ascoltata la storia, mi disse che sì, ero stato maleducato, ma che in fondo avevo ragione».
Silvia Velo (parlamentare). «I miei ricordi di scuola coincidono con il liceo scientifico, dove ho trascorso anni bellissimi e dove ho conosciuto persone che ancora sono parte della mia vita, tra di loro c’è anche il sindaco di Piombino, Gianni Anselmi, mio compagno di classe. Venivo da Venturina e già arrivare a scuola con l’autobus mi faceva sentire più grande, così come è successo in occasione della nostra prima gita, a Parigi, in terza liceo, quando, a sedici anni, cominciavo a coltivare la prima passione per l’arte. Ma ho anche ricordi di giorni più complicati, quando a ogni lunedì avevamo quattro ore con una severissima insegnante di italiano: aveva una 127 arancione e quando dalla finestra non la vedevamo arrivare per noi era una vera festa! Amavo la storia e la filosofia, ma il mio interesse principale era per le materie scientifiche, tant’è che poi mi sono laureata in chimica farmaceutica. Ero brava, ma non timida, tant’è che un giorno, durante un battibecco, l’insegnante mi disse: “Lei, Velo, è molto bellina, ma parecchio antipatica!”. E io, di rimando: “Pensi un po’ lei, che non è solo è antipatico, ma anche bruttino!”».
Virginia Brunetti (cantante). «Penso che il mio ricordo più bello siano le scuole elementari, perché è lì che ho scoperto la mia passione per la musica. Facevamo i cori di Natale con l’insegnante Rossella Canaccini. Come mi piaceva cantare, aspettavo sempre quel giorno e quell’ora in cui sapevo che sarebbe arrivata Ross e ci avrebbe fatto cantare. Si accorse che avevo passione e parlò con la mia mamma, tanto che all’età di 6 anni mi iscrissi alla scuola di canto. Non ho mai smesso e a tutt’oggi ho ancora il ricordo di una bambina piccola che alle scuole elementari scopre la sua passione, e proprio per questo io oggi voglio ringraziare Rossella e Viviana per i 17 anni di insegnamento nella loro scuola».
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