Sicurezza
Bilanci in rosso e polemiche «Parla chi dovrebbe tacere»
Nessuna certezza per l’edizione 2014, in ballo c’è la questione dei finanziamenti Il conte chiede di rivedere la formula dei biglietti: «Vendite scarse, non è Milano»
BOLGHERI. «Sin dalla prima edizione di Bolgheri Melody mi sono occupato di reperire gli sponsor. Certo, mi fa specie che recentemente si sia discusso del futuro del festival da parte di persone che finanziamenti non ne hanno mai portati». Così il Conte Gaddo della Gherardesca, procacciatore dei main sponsor dell’evento, commenta le ultime notizie apparse nelle pagine di cronaca attorno al festival di San Guido. Anche se non nega una speranza per l’edizione 2014. E questo nonostante lo studio dei conti della Bolgheri Melody srl, scaturito dagli appelli al salvataggio pubblico lanciati da alcuni membri della società, non lasci presagire nulla di buono.
Alcuni soci considerano l’aiuto delle istituzioni come una medicina fondamentale per proseguire la manifestazione Che ne pensa?
«Non credo sia una soluzione percorribile. Gli enti pubblici non hanno più soldi, si sa da tempo. È finita l’epoca della pioggia di fondi sui festival in lungo e in largo per l’Italia. C’era persino un periodo in cui, a Roma, lavoravano delle società che si occupavano proprio del reclutamento dei finanziamenti agli eventi. È cambiato tutto. Anche se ci sono alcuni festival ancora vivi che immagino si reggano su questi processi. Ad ogni modo sui finanziamenti sarebbe bene parlassero le persone che hanno veramente portato i soldi. Sono stati invitati politici, amministratori ma a che pro? Servono risposte non ulteriori domande.
I conti sono sempre stati in rosso ma come mai quest’anno c’è il rischio chiusura? Le coperture dei soci non bastano più?
«Dobbiamo ancora fare l'assemblea e quindi non metterei il carro avanti ai buoi. I soci hanno sempre ripianato le perdite che, va detto, sono diminuite parecchio e se non ci fosse stata la crisi magari saremo andati in pareggio quest’anno. E senza nessun aiuto o contributo economico pubblico».
Cos’è che proprio non funziona?
«A parte un po’ di carenza nelle competenze professionali, ma si sa fin dall’inizio, credo che la formula della vendita dei biglietti sia perdente. Il bacino di utenza è troppo ristretto. Forse questo tipo di festival a Milano andrebbe a gonfie vele. Bisognerebbe adattarlo al territorio, soprattutto in fatto di numeri, mantenendo un livello molto alto. Poi si sa, il mercato non premia, in questa fase storica ci sono grandi difficoltà e non so se siano sormontabili in breve tempo».
Insomma conte, quale futuro attende il festival?
«Dobbiamo essere pratici e realistici. Valutare gli elementi del conto economico durante l'assemblea e decidere per il futuro della manifestazione. Finora ho fatto il mio dovere, poi vedremo. D’altronde la speranza è sempre l’ultima a morire».
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