Il Tirreno

«Asili, rette pubbliche più basse»

L’assessore all’Istruzione Tempestini replica alla polemica del consigliere Mosci

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PIOMBINO. «Le rette degli asili pubblici sono inferiori a quelle dei privati». È questa la precisazione che arriva dall’assessore all’Istruzione Anna Tempestini dopo il dibattito nato sulla colonne del nostro giornale nei giorni scorsi sul calo di iscrizioni negli asili nido.

«Ritengo che il problema oggi non sia il costo dei nidi comunali che francamente sono assolutamente contenuti – afferma Tempestini – ma le difficoltà economiche che molte famiglie si trovano ad affrontare e che chiaramente portano a rinunciare a quello che fino a solo due anni fa era un servizio fortemente richiesto e per il quale esistevano liste di attesa. Da allora le rette non sono state modificate se non per l’aumento Istat”.

L’assessore chiarisce anche che che le rette dei servizi comunali, poiché sono basate sull’Isee, sono diversificate, mentre nel privato tutti pagano la stessa retta indipendentemente dalla situazione familiare. « Il ruolo del servizio pubblico – sostiene –è infatti quello di garantire anche ai meno abbienti di poter accedere ai servizi educativi. Tra l’altro, proprio in presenza di situazioni di difficoltà oggettiva e su segnalazione dei servizi sociali, è possibile procedere all’esenzione parziale o totale della retta».

«In ogni caso, anche considerando la fascia di reddito più alta (oltre i 27mila euro) e una frequenza mensile con il massimo delle presenze, le rette dei nidi comunali risultano inferiori rispetto a quelle dei nidi privati. La fascia più alta paga infatti una quota complessiva di 346 euro con una frequenza mensile totale mentre nei privati, a parità di servizio e a tempo pieno, si va dai 390 ai 320 euro per tutti, senza scaglionamenti».

In questi anni, a seguito di una forte richiesta da parte delle famiglie, questa amministrazione ha voluto favorire lo sviluppo dei servizi per l’infanzia sostenendo anche la nascita di servizi privati alcuni dei quali si sono accreditati. L’assessore conclude invitando il consigliere Mosci (che ha sollevato il problema) «ad approfondire la tematica e a non fermarsi al suo caso personale, verificando quanto costa la frequenza nei nidi in altri Comuni».

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