Il Tirreno

«Le cave deturpano un paesaggio prezioso»

Il consigliere provinciale del Pdl Maida Landi contro le escavazioni sulle colline campigliesi

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CAMPIGLIA. «Turismo e agricoltura sono due voci complementari tra sé che hanno retto alla crisi e che hanno al loro interno ancora spazio per crescere purchè si sappia fare i conti con la salvaguardia dell’ambiente e del paesaggio». È questa la premessa da cui parte il consigliere provinciale del Pdl Maida Landi per riproporre un tema che le sta a cuore, quello delle cave di Campiglia e del loro impatto sul paesaggio.

« Il potere che l’uomo esercita sulla natura – sostiene Landi – dimostra tutta la sua forza distruttiva a spese di esso specialmente con l’attività di cava. Osservando ciò che rimane delle nostre colline, tutti possono capire che “coltivare” una cava non è soltanto una operazione di impiego di manodopera o di scritture commerciali e bancarie, bensì impone le sue esigenze sfigurando in maniera irreversibile il territorio con danni che vanno oltre il comune che le ospita».

L’esponte del Pdl si dichiara quindi stupita del tono con cui un assessore del Comune di Campiglia, in un intervento di questi giorni commenta, con la consueta apparente bonomia, questa attività: «“…quanto alle cave, faccio presente che sono là da secoli e danno lavoro a migliaia di persone»

«Poiché secondo i dati diffusi dall’Irpet (quindi attendibili) – insiste il consigliere Landi – nel 2011 i lavoratori impegnati in tutta la nostra area, tra cave e miniere, ammontavano a circa 150 unità, cui vanno sommati circa 200 unità dell’indotto, i conti non ci tornano».

«Se l’assessore intendeva dire che queste centinaia sono tanti e vanno protetti come fossero migliaia ci trova d’accordo. Se invece intendeva far passare il concetto che poiché le cave sono qui da secoli (e anche qui ci sarebbero da fare tanti distinguo) e ci possono stare altri secoli ancora, magari fino a spianare le nostre colline e conseguentemente rendere legittimo l’attacco alla piattaforma di granito che le sostiene, allora sappia che non ci trova per niente d’accordo».

«Il paesaggio – conclude Landi – è un bene inestimabile e non riproducibile, è la prima voce che aiuta a fare turismo, influisce sul benessere psico-fisico migliorando la qualità della vita, detiene nella sua cassaforte una biodiversità ignorate da chi le dovrebbe difendere, è determinante nel creare economie pulite».

Gli enti locali, a qualsiasi livello, secondo il consigliere «hanno il dovere di studiare e introdurre filosofie nuove in merito al costo dei materiali lapidei, alla fonte, correlandoli al danno paesaggistico e ambientale che produce la loro estrazione, e non al loro valore effettivo, e giungere ad un valore reale. Sono tesi scomode da sostenere ma bisogna trovare il coraggio di farlo»

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