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Sita apre un’inchiesta sulla vicenda di Max

Sita apre un’inchiesta sulla vicenda di Max

PIOMBINO. Max ed Enza ce l’hanno fatta. Con un giorno di ritardo, con tanta rabbia da smaltire (ma alla fine anche con tanta solidarietà espressa sul web da chi ha letto la loro disavventura),...

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PIOMBINO. Max ed Enza ce l’hanno fatta. Con un giorno di ritardo, con tanta rabbia da smaltire (ma alla fine anche con tanta solidarietà espressa sul web da chi ha letto la loro disavventura), Maximiliano Ulivieri ed Enza Incerto Asta ieri sera sono tornati a Bologna.

Hanno viaggiato in due tappe, prima in pullman da Piombino a Firenze e da qui in treno alla volta di Bologna. E stavolta l’autista del bus non li ha lasciati alla fermata come era avvenuto lunedì.

«No, stavolta è andata bene» conferma al telefono Max, più sereno ma fermamente deciso a presentare una denuncia formale. Intanto il reclamo lo ha già fatto a voce, ieri mattina, quando ha richiamato la sede fiorentina di Sita srl chiedendo un nuovo bus e protestando per l’episodio avvenuto il giorno prima.

Ricordiamo che Max, affetto da distrofia muscolare, è costretto a muoversi in carrozzina sin da quando era piccolissimo.

Insieme alla moglie era tornato a Piombino, dove vive la madre, per una vacanza di una settimana. Prima di partire come sempre aveva prenotato bus e treno, andata e ritorno, raccomandando alla Tiemme di inviare un pullman con la pedana (la carrozzina è di quelle elettriche, pesantissima).

All’andata tutto era andato bene con la Tiemme, mentre al ritorno l’autista della Sita (l’altra compagnia che copre la tratta Piombino-Firenze) aveva lasciato sia Max che la moglie alla fermata, davanti alla stazione.

Con un dito, avevano raccontato i due coniugi, l’autista del bus aveva fatto un gesto incomprensibile e non si era fermato malgrado i cenni della ragazza. Forse aveva il pullman pieno, magari pensava che vi avrebbe provveduto il bus successivo (privo però di pedana): questo aveva ipotizzato Max, che era venuto con la moglie al Tirreno per raccontarci la disavventura.

Ieri mattina però lo stesso Max ha telefonato a Sita e ha parlato con un ispettore dell’azienda di trasporti: «L'autista di ieri sapeva che c'era un disabile da far salire sul bus - scrive Max sul suo profilo facebook - Era segnalato sul suo foglio. Quindi il fatto è grave. Le fermate si chiamano "fermate" perché ci si ferma. No che fai gesti come al gioco dei mimi e speri che uno capisca. Anche l'ispettore mi ha confermato che è un fatto grave non fermarsi. Se si fermava salivo pure sul bus pieno perché dove mi metto io non ci sono sedie, è uno spazio vuoto».

Anche noi abbiamo telefonato alla sede fiorentina di Sita, dove ci hanno assicurato che l’azienda ha aperto «una doverosa indagine su quanto è accaduto. Il nostro lavoro è trasportare i passeggeri, non certo quello di lasciarli a terra. Ovviamente interverremo anche per rimborsare le spese sostenute dalle persone coinvolte in questo spiacevole episodio».(a.d.g.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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