La protesta
Tecnici Ilva alla Lucchini, si lavora per la sinergia
Bondi non boccia l’ipotesi del sindacato rilanciata dal ministro Zanonato, pensando alle nuove opportunità offerte dal porto piombinese
Nel cuore dell’estate non si ferma il lavoro sottotraccia mirato al salvataggio della Lucchini. Se lo slittamento al 31 dicembre dell’altoforno, certificato nei giorni scorsi dal ministro dello Sviluppo economico Flavio Zanonato, appariva come un semplice palliativo, quel che si muove in questi giorni sull’asse Taranto-Piombino riaccende in qualche modo la speranza che l’ipotesi di una sinergia tra i due stabilimenti, seppur temporanea, non sia un’utopia.
La notizia positiva è intanto che Enrico Bondi, commissario dell’Ilva di Taranto, non ha respinto la proposta (nata nel sindacato) di un accordo con Piombino per ottenere bramme dalla Lucchini, così da colmare il gap produttivo causato dalla fermata di un altoforno nell’impianto tarantino. Dove l’Aia, l’autorizzazione integrata ambientale, ha imposto di ridurre da 9,5 a sette milioni annui la produzione di ghisa.
In questo momento, con lo stabilimento commissariato, non può pensare a un acquisto della Lucchini ma piuttosto – come suggerisce ancora il quotidiano della Confindustria – all’affitto di un ramo d’azienda che avrebbe effetti benefici sia per lo stabilimento pugliese che per quello piombinese.
Altrimenti Ilva potrebbe puntare a gestire tutto il ciclo siderurgico di Piombino, pensando anche a sfruttare il porto sulla rotta Cornigliano-Taranto e Novi Ligure-Taranto (riducendo così i costi di trasporto e di logistica), o comunque a integrarsi con una delle cordate che sarebbero interessate alla Lucchini, quella Beltrame-Klesch e l’altra Duferco-acciaierie venete-Feralpi.
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