Il Tirreno

Porto di San Vincenzo, commercianti sul piede di guerra

di Paolo Federighi
Porto di San Vincenzo, commercianti sul piede di guerra

Poca gente in negozi e locali, gli esercenti accusano: troppe limitazioni per non disturbare i proprietari delle imbarcazioni all’ormeggio

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SAN VINCENZO. Nell’area portuale campeggiano, in vari punti, alcuni manifesti. Il titolo è “Per non morire”. Li hanno attaccati gli esercenti. Alla fine recitano così: “…apponendo qui la vostra firma, non fate altro che confermare la volontà di rendere vivo e vivace un posto che vuole soltanto il silenzio e il riposo senza nessun genere di tolleranza per chi, con assoluto rispetto, ha una sana voglia di divertirsi…».

Chi ha frequentato San Vincenzo d’estate (e anche nei mesi extraestivi) prima della costruzione del nuovo porto, si ricorderà il pienone dello “Zanzibar” e dei locali contigui, la vita, la musica, il divertimento fino a tarda notte. Ora la situazione è cambiata. Il nuovo porto è poco frequentato, anche nei mesi estivi. E non si può più far musica fino a tarda notte per non disturbare i proprietari di barche ormeggiate. Di chi sono le responsabilità di questa lenta decadenza? Perché il porto non funziona? Rispondono tre autorevoli esercenti del porto: Davide Chicca, titolare del “J.Thomas”, Margherita Prisco Albert, che insieme alla madre Giovanna è titolare dello “Zanzibar” (locale culto da 25 anni) e Federico Paladini, titolare del “Venticlub”.

Tutti imprenditori che da poco hanno superato la quarantina. I pareri sono univoci nel ritenere il porto poco sfruttato e poco frequentato. «Non posso lamentarmi – dice Chicca – Con il mio locale lavoro bene. Ma è indubbio che il porto potrebbe funzionare meglio. Ma è sbagliato dare le responsabilità di ciò al privato, ossia alla Sales. L’input deve partire dal Comune, non dal privato. Se il Comune non ha interesse a far crescere la qualità del paese, bisogna delegare tutto al privato? No. Il Comune non ha dato alcun indirizzo al turismo né maggiore qualità all’offerta. E da parte di noi esercenti, ci vorrebbe più unione».

Margherita Prisco Albert descrive il porto come «terra di nessuno», in cui se si ha un problema non si sa con chi parlare. «Siamo al paradosso – dice Margherita – Dobbiamo abbassare o spegnere la musica alle 1,30 o alle 2. E il mio locale inizia a riempirsi a mezzanotte. Tutto questo perché disturbiamo i possessori di barche, i quali però si lamentano non tanto della musica, ma del rumore della gente. Quindi, sarebbe meglio chiudessimo. Inutile investire nella propria attività. Il porto, ormai, è terra di nessuno. Prima era tutto più bello, dalla mattina con i pescatori, fino alla sera. Non mi era mai accaduto di non vedere un’anima fino alle 20, o di non vederne proprio nei mesi extraestivi. Non sappiamo a chi rivolgerci – prosegue – perché non esiste un interlocutore, qualcuno cui poterci rivolgere. Insomma, è un lento morire».

Per la titolare di “Zanzibar”, le responsabilità sono varie, con gravi colpe dell’amministrazione. «Se la Sales – dice – la fa da padrona, è perché il Comune non interviene. Il porto è lo specchio, in piccolo, delle cose che non vanno a San Vincenzo. Quando il porto nuovo è stato costruito, tutti sapevano che radunava molta gente e che c’erano delle attività. Quindi non capisco a cosa si punta. Questa zona non sarà mai più come prima. La gente viene qui, fa due passi e se ne va. Nonostante ciò, sarebbe bello confrontarci, tra tutti, per sfruttare la struttura».

Dal canto suo, Federico Paladini del “Venticlub” punta molto sull’unione tra gli esercenti del porto. «C’è tanto da migliorare – dice Paladini – anche come servizi per turisti e residenti. Ad esempio, non c’è nella Zona blu una segnaletica che indichi il porto, e le vie d’accesso sono poco illuminate. Il sabato possiamo far musica fino alle 2, gli altri giorni fino a mezzanotte. La realtà è che il porto, fino alle 20, non è frequentato, anche d’estate, e non è valorizzato. Non è solo colpa di Sales o del Comune: ci vorrebbe maggiore unione fra esercenti, altrimenti siamo tutti a rischio chiusura. Confronti aperti con il gestore? Mai stati. Proposte? Ad esempio, perché non portare i mercatini al porto?»

A Marco D’Agliano, presidente dello Yachting Club Marina di S. Vincenzo, chiediamo di presentare le molte attività che il suo club ha previsto. Ma D’Agliano ha preferito rimandare di qualche giorno, per comunicare il programma delle attività con maggior certezza. Nessuna risposta neanche dalla Marina di San Vincenzo.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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