Gioco
Londra? No, San Vincenzo E chi va in bici ora rischia
Lo spostamento della ciclopista a destra delle auto confonde un po’ tutti C’è anche una rotatoria con due frecce. Il punto più pericoloso alla Fontana
SAN VINCENZO. Ce ne eravamo già accorti, e turisti e residenti ce lo avevano già segnalato. E abbiamo voluto stare lì in bicicletta a rendercene conto. Sì, perché il nuovo assetto di corso Italia, voluto dalla maggioranza consiliare e messo in atto in pieno giugno, nonostante le proteste di Confesercenti e vari cittadini e turisti, non sembra funzionare a meraviglia. I rischi ci sono e gli incidenti si sfiorano, e spesso. Da giugno, quindi, la ciclopista è stata spostata sul lato mare, e le automobili e i ciclomotori circolano sul lato monte. Una strana sensazione londinese ti assale, e molti sono incerti non solo circa il lato in cui guidare, ma se si tratti di San Vincenzo o un paesino della provincia londinese. La guida a sinistra, in effetti, è straniante. E ci mettiamo lì, a vedere ciò che succede. Nel giro di un’ora abbiamo visto almeno dieci auto avanzare nella ciclopista, con le biciclette che per evitarle si sono spostate sulla carreggiata; a loro volta, per evitare le biciclette, altre auto e ciclomotori si sono spostati sulla pista ciclabile. Nelle due ore successive, dalle 17 alle 19, la scena si ripete più volte.
La scena più comica si presenta all’incrocio fra corso Italia e via del Passaggino: le auto e i ciclomotori che non sanno dove andare davanti a una minirotatoria con cartello con 2 frecce, uno a destra e una a sinistra. Dove vado ora?, si chiederà il malcapitato. E le biciclette ci aggiungono un altro numero d’alta scuola: c’è chi procede e tira dritto, non accorgendosi – finché non si trovano automobili venirgli addosso – che la ciclopista è improvvisamente terminata e che si deve incrociare la strada per recarsi a destra, su una sorta di ciclopista per Minimei (sarà larga meno di un metro) fra tombini e vicini al marciapiede e alle auto che avanzano nello stesso senso. Doveva congiungersi alla ciclopista di via della Principessa, avevano detto i rappresentanti della maggioranza consiliare; sì, ma sarebbe stato meglio lavorare con più calma e senza fretta. La fretta, nonostante le buone intenzioni, produce mostri.
Ma la zona più pericolosa è un’altra: quella in prossimità della Fontana, verso via Beatrice Alliata e il palazzo comunale. La ciclopista, che fino più o meno alla Fontana si trova sul lato mare, improvvisamente, senza alcuna soluzione di continuità, dalla Fontana in poi si trova sul lato monte. Le biciclette quindi devono incrociare ed evitare le auto che vengono in senso opposto. Qui possiamo anche scherzare, ma la situazione è estremamente pericolosa. Se poi consideriamo che la vera e propria ciclopista su via della Principessa inizia all’altezza della passerella sovrastante il Fosso delle Prigioni, e che “vera” è per modo di dire – visto che non è autonoma ed è stata ricavata dal restringimento della carreggiata, con il cordolo giallo in cemento e i pericoli che già tante volte abbiamo segnalato – il povero ciclista deve farsi qualche varie centinaia di metri in un tratto strettissimo. Alla luce dei fatti, molti pensano, e non a torto, che il sistema delle ciclopiste debba essere rivisto e che, forse, sarebbe stato più saggio aspettare settembre per poter modificare la viabilità – specie quella ciclabile – su tutto corso Italia, su via Alliata e, perché no, su via della Principessa.
Paolo Federighi
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