Gioco
«I porti dell’isola sono cresciuti anche grazie a me»
Paola Mancuso lascia la segreteria dell’Autorità portuale «Non vanno spenti i riflettori sui collegamenti con l’Elba»
PORTOFERRAIO. Per otto anni ha ricoperto l’incarico di segretario generale dell’Autorità portuale di piombino e Portoferraio, in rappresentanza dell’Elba. Ma da ieri Paola Mancuso, ora che è scaduta la presidenza Guerrieri (nominato commissario), non è più un quadro dell’Autorità portuale.
Dopo tanti anni si chiude la tua esperienza all’Appe. Sensazioni?
«Vivo con passione ogni cosa che faccio. Non riesco ad essere diversa e credo che oggi il distacco sia qualcosa che allontana ancor più la gente dalla cosa pubblica. Certo questo costa qualcosa in più ma mi fa sentire a posto con me stessa per aver dato quello che potevo e mi fa sperare di essere stata compresa anche quando - specie in tempi difficili come i nostri - rimane il rammarico di qualcosa di incompiuto».
In questi anni come è cambiata l’Autorità portuale in cui hai lavorato e, in particolare, come sono cambiati i porti dell’isola d’Elba?
«Quando sono arrivata ho trovato un ente dinamico ma con un difficile dialogo con gli elbani. La privatizzazione della Toremar e la stessa collaborazione con la Regione sono stati terreno di un dibattito aspro. Ricordo però una sera, scendendo dalla nave a Portoferraio, sentii un rappresentante sindacale dei maritttimi reduce da una riunione a bordo: “Al di là di quello che dicono, il contratto già garantisce noi lavoratori”. Quella frase bastò a convincermi di aver fatto il mio dovere».
E le infrastrutture?
«Anche i nostri porti sono cresciuti come me in questi anni. Portoferraio ha visto interventi importanti come il Molo Massimo e, lo scorso anno, l'avanzamento della banchina davanti alla Calata Italia che ha dato respiro ed immagine al porto ed alla città. So che i portoferraiesi ne sono per la maggior parte soddisfatti anche se - si sa - a differenza di chi critica, chi apprezza parla spesso sottovoce. Anche Cavo ha visto una svolta nel suo rapporto con i collegamenti ed anche con gli stessi turisti che in molti casi l’hanno scoperta proprio grazie al nuovo molo ed all'attivazione della linea da parte di Moby. Rio Marina ha visto nascere - con la costruzione del molo di sottoflutto - un’infrastruttura che ha consentito l'ampliamento del porto turistico in sicurezza. Oggi è una grande soddisfazione vedere il molo gremito di turisti. Restano senza esito le grandi energie dedicate al nuovo piano regolatore: ostruzionismo, fughe in avanti, veti immotivati ne fanno per me una delle poche brutte esperienze di cui oggi il paese paga il prezzo».
Quali sono stati i momenti più difficili? Potesse tornare indietro svolgerebbe di nuovo l’incarico di sindaco e di segretario allo stesso tempo?
«Come l'epilogo giudiziario e quello delle ultime elezioni amministrative hanno dimostrato, tutto questo è stato un pretesto per tentare di limitare dapprima la mia libertà di scelta e poi sacrificare quella di tanti cittadini. Li ringrazio di cuore ed ho l’occasione per la prima volta di dire che ho piena consapevolezza che questa molla sia stata determinante nell'elezione di Renzo Galli, persona che stimo molto e - ne sono certa - ha compreso e saprà rispettare questo grande atto di dignità dei nostri paesi».
Quale è la tua preoccupazione ora che lasci l’ente dove hai lavorato per anni?
«In un momento come questo potrei dirti tutto. I fronti aperti non solo all'Elba. La situazione della Lucchini a Piombino è inquietante e la politica ha oggi la responsabilità di trasformare in strade reali le opportunità che il lavoro dell'Autorità Portuale ha creato in questi anni. Per l'Elba la situazione dei collegamenti vede tutti impegnati in un gioco concorrenziale che - lo dico assumendone la responsabilità - quando è al massacro lascia sempre morti e feriti e mi auguro che tra le vittime non ci siano i diritti degli elbani quando, spenti i riflettori, da queste parti si dovrà ancora vivere, studiare e lavorare».
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