Il Tirreno

Fumate rosse, allarme inquinamento

di Francesca Lenzi

Preoccupazione fra i cittadini che va oltre il lavoro a rischio. Il Comune vuole chiarezza dall’azienda sulle cause

3 MINUTI DI LETTURA





PIOMBINO. Fumate rosse che sbuffano dalla fabbrica perdendosi nell’aria di Piombino. Lo stesso spettacolo si è ripetuto più volte nelle ultime settimane, tanto che le segnalazioni, anche direttamente via Web con tanto di foto allegata, si sono sprecate. Una delle più recenti arriva in redazione: «Sono intere notti che siamo costretti a tenere le finestre chiuse per non sentire i rumori che provengono dallo stabilimento – afferma Ringo Pantani – La mattina i terrazzi sembrano spiagge di spolverino. Capisco i timori occupazionali, ma non confondiamo la difesa dell’ambiente e della salute pubblica con i posti di lavoro. I problemi di inquinamento sono strutturali, ma quello che sta accadendo ultimamente è dovuto alle mancate manutenzioni. L’inquinamento acustico e le polveri sottili procurano danni cronici». Le stesse segnalazioni finite su internet e in redazione le ha ricevute anche l’amministrazione comunale.

«Si tratta però di segnalazioni che risalgono alle settimane passate, non agli ultimissimi giorni – spiega l’assessore alle politiche ambientali del Comune di Piombino, Marco Chiarei – A ogni modo ci siamo serviti di uno strumento utile, deliberato alcuni anni fa, proprio per situazioni come queste, ovvero la commissione ambiente, dove si riuniscono Comune, Asl e Arpat organi di controllo, e l’eventuale azienda alla quale si chiede conto di un caso specifico».

«Abbiamo così convocato la Lucchini che ha dato le proprie spiegazioni – prosegue Chiarei – Al momento stiamo chiudendo il verbale, che poi sarà reso pubblico. Non voglio quindi entrare troppo nel merito tecnico, mi limito a riportare grossomodo le motivazioni riportate dall’azienda su malfunzionamenti nel reparto acciaieria; lo stabilimento ha perciò modificato alcune procedure operative per prevenire eccessive fumate». Interpellata, l’azienda non ha rilasciato spiegazioni sul fenomeno, parlando di ipotetici accertamenti ancora da effettuare. A dare un nome alle cause dei fumi rossi ci pensa Mirko Lami, responsabile Rsu Fiom: «Si tratta degli elettrofiltri di aspirazione dell’acciaieria – afferma Lami – Facendola semplice, quando un filtro non è funzionante al 100%, ma al 50-60%, come in effetti è il nostro caso, non riesce a raccogliere tutti i fumi che così fuoriescono». Al di là dell’aspetto ben visibile, anche grazie al colore intenso, queste fumate non sono così pericolose come potrebbero esserlo ad esempio le polveri invisibili, meno evidenti ma più rischiose. Certo non fanno sicuramente bene, considerando la presenza di eventuali metalli pesanti.

«Cambiare gli elettrofiltri? Con il futuro incerto della fabbrica non è pensabile che, almeno per ora, l’azienda li sostituisca», sostiene Lami. Intanto su web, e non solo, infuria il dibattito. C’è chi chiede prima di tutto tutela della salute e chi, sarcasticamente, alludendo all’ipotesi chiusura dello stabilimento, consiglia di aspettare un mese o poco più per non vedere proprio alcun fumo. C’è poi chi ci vive accanto alla fabbrica, diviso da quei giganti di ferro solo da un muro, neppure così alto. «Sono nato al Poggetto e da 30 anni vivo al Cotone, e qui ci voglio morire – parla Piero Cristiani, 57, ex operaio ora pensionato – Se l’inquinamento è aumentato nelle ultime settimane? Mah, anche questa estate il mio ventilatore ha le pale completamente nere. È sempre stato così. Il nostro unico alleato è il vento, ma se è scirocco qui non ci si vive».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa