Il Tirreno

Feste medievali con slogan “no fusione”

di Michelangelo Pasquinelli

Stoccate polemiche nella rievocazione della Charta Libertatis e uno striscione con rima “colorita” contro il sindaco

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SUVERETO. Bagno di folla per la serata finale del trittico delle feste medievali, con protagonista il corteo storico e col contorno di contestazioni più o meno vistose nel clima di contrapposizione di molti suveretani verso la richiesta di fusione del comune con quello di Campiglia e Venturina.

Il centro storico era tutta una passeggiata alla ricerca di atmosfere e sapori di altri tempi, con il Chiostro imbandito per due sere consecutive, le taverne, le decine di banchi, le attrazioni di strada che si alternavano nelle varie piazzette. Il clou della serata è stata la rievocazione della Charta Libertatis concessa nel 1201 dal conte palatino Ildebrandino VIII della contea aldobrandesca di Sovana al “diletto” castello di Suvereto, uno dei primi, a quell’epoca, a ottenere quelle libertà che saranno di lì a poco di molti Comuni, nelle mani del suo sindaco plenipotenziario Baroncello, grazie alla posizione strategica del castello ghibellino.

Ed ecco allora i personaggi che da decine di anni vestono i panni di Ildebrandino, della sua consorte Adelasia, di Baroncello, del notaio Sizio, le ancelle, i soldati, i popolani, i giullari, i mangiafuoco. Il corteo sfila in centro e poi si dispone sul sagrato di San Giusto col pubblico che fa ala riempiendo la piazza e assistendo alla rievocazione e i giuochi col fuoco e i combattimenti con le grandi spade, anch’esse infuocate, dei locali bravissimi Cavalieri di Ildebrandino. Il sindaco Baroncello legge poi il giuramento di fedeltà al signore che ha concesso la “Charta” ai suveretani i quali «non accoglieranno alcun console o podestà che non giuri di mantenere questa libertà durante l’intera carica». Ma per questa occasione, e in evidente posizione critica verso l’ipotesi di fusione fra Suvereto e Campiglia, al giuramento di Baroncello è stato aggiunto questo finale: «E se qualcuno non vorrà osservare i patti di libertà e indipendenza, tutti gli uomini e le donne di Suvereto dovranno opporsi insieme». Sono seguiti applausi, anche se il pubblico, composto dalla quasi totalità di turisti, non si è certamente accorto della allusione alle polemiche di questi mesi.

Stessa sorte per i quattro Cavalieri di Ildebrandino che hanno concluso il loro combattimento infuocato (in tutti i sensi) gridando “Suvereto libera”. E venerdì sera c’era stata anche un’iniziativa di giovanissimi locali che hanno indossato le magliette arancioni del comitato “No fusione” dandosi un gran da fare per promuovere la contrarietà al progetto. Nelle precedenti serate erano stati messi anche dei palloncini “No fusione” davanti al Palazzo comunale, poi rimossi.

La protesta più clamorosa è però maturata nel cuore della notte scorsa, e ieri mattina sull’arco merlato all’ingresso del paese i suveretani hanno trovato un lenzuolo con sopra scritta una rima “colorita” sull’argomento fusione e contro il sindaco Giampaolo Pioli. Anche lo striscione è stato rimosso dagli operai del Comune. Il sindaco ha aggiunto di aver ricevuto anche altri atti intimidatori e offese scritte sulle porte del Comune.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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