Toscana
«All’acciaio serve un governo assai meno traballante»
PIOMBINO. Gli allarmi per la Lucchini si susseguano inesorabilmente, continuano gli incontri ai vari livelli istituzionali, ultimo quello al Mise. «Dall’insieme – sostiene il dirigente di Sel Ilio...
PIOMBINO. Gli allarmi per la Lucchini si susseguano inesorabilmente, continuano gli incontri ai vari livelli istituzionali, ultimo quello al Mise. «Dall’insieme – sostiene il dirigente di Sel Ilio Benifei, responsabile delle commissione industria – emergono sempre le solite cose: a settembre, se non ci sono novità, si va allo spegnimento dell’altoforno».
«Si richiama la necessità di sinergie tra Taranto e Piombino, di puntare al mantenimento dell’area a caldo con investimenti innovativi di processo, di utilizzare le opportunità del Action Plan della Ue».
Ma la politica del prendere un po’ di tempo senza un piano di riassetto e produttivo della Lucchini che coinvolga tutta la siderurgia italiana – secondo Benifei – non risolverebbe i problemi anzi probabilmente, in alcuni casi, li accentuerebbe».
Per Sel il problema è quello di un governo «traballante, in continua fibrillazione. Una politica industriale che rimetta al centro innovazione, ricerca, sinergie, utilizzo fondi comunitari ecc. è lontana da venire – secondo Sel –e per ora, si basa solo sulla buona volontà di qualche sottosegretario».
«Ma intanto il tempo passa e si avvicina il pericolo della fine del secondo stabilimento siderurgico a ciclo integrale».
«Senza intervento pubblico – è il parere di Benifei – c’è il disastro economico, occupazionale e industriale».
«Saremo a fianco dei lavoratori il 26 luglio all’iniziativa dei sindacati – conclude Sel – ma è importante che tutto il territorio sia consapevole che la partita che si gioca e il suo esito peserà per molti anni sulla vita di tutti».
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