Il Tirreno

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«L’area a caldo è condannata»

Per il capogruppo Udc poche speranze di una soluzione positiva

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PIOMBINO. Per il capogruppo dell’Udc Luigi Coppola «lo stabilimento Lucchini è come un pugile arrivato all’ultimo round che ha incassato molti colpi e non ha più energia per arrivare alla fine dell’incontro. E c’è il serio rischio che si debba scrivere la pagina peggiore per il secondo complesso siderurgico italiano».

Secondo Coppola «nessuno ha il coraggio di dirlo apertamente, ma l’area a caldo è condannata e difficilmente ci sarà la possibilità di salvarla, i costi sono troppo elevati e non vi sono imprenditori disposti ad investire. L’ora zero sta arrivando, le proposte in campo perseguibili sono poche e tutte difficilmente sostenibili, oltre tutto non ci sembra neanche che l’attuale governo sia nelle condizioni di poter aprire una nuova fase per la politica industriale di questo paese oramai inesistente da oltre 30 anni. In effetti – prosegue – il mantenimento dell’area a caldo è insostenibile, se non da un preciso intervento pubblico e per far ciò sappiamo bene che oltre al progetto servono risorse elevate che purtroppo sono sempre meno disponibili. Un’eventuale collaborazione con Taranto sarebbe un palliativo utile a far passare alcuni mesi, ma alla fine comunque non potremmo continuare a rimandare».

«Sull’area a caldo serve subito chiarezza di fondo – conclude Coppola – sapendo che se riuscisse a sopravvivere sarebbe un risultato eccezionale e imprevisto, ma che ora è il momento di pensare anche a una soluzione possibile che non la preveda».

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