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LA PAROLA AI LETTORI
TURISMO Accessi alle spiagge resi impossibili Diciamo la verità; abbiamo la fortuna di abitare in una zona che vanta un mare pulito e cristallino, un litorale meraviglioso per il suo aspetto, ma da...
TURISMO
Accessi alle spiagge
resi impossibili
Diciamo la verità; abbiamo la fortuna di abitare in una zona che vanta un mare pulito e cristallino, un litorale meraviglioso per il suo aspetto, ma da quando la società Parchi ha avuto in affidamento la gestione della nostra costa, degrado, abbandono e un’aria di intimidazione la fanno da padrone e mi riferisco in particolare alla zona costiera tra Perelli 3 ed il bosco della Sterpaia.
Noi cittadini abbiamo il dovere di pagare i 35 euro per i parking pass (tassa che non dà alcun diritto nè fa beneficiare di alcun servizio) e quest’estata abbiamo davvero toccato il fondo! La parte della pineta tra Carlappiano e il bosco della Sterpaia è diventata una sorta di palude prima, per trasformarsi poi in una giungla di sterpi; sentieri per raggiungere la spiaggia, al limite dell’impraticabile con insetti di ogni specie; le “opere” che sono state create tra spiaggia e pineta, oltre che inutili sono pericolose e di intralcio soprattutto per chi ha passeggini con bambini o per chi è costretto su sedia a rotelle.
A Perelli 3 come è possibile che siano stati creati sbocchi sul mare a distanza fra loro inimmaginabile per anziani o bambini piccoli, e fra questi sbocchi hanno posto recinzioni che se solo vengono oltrepassate sono previse multe tra 50 e 500 euro.
Ciò che più mi sconvolge è che tutto questo è stato realizzato da una società che in teoria e per ideologia dovrebbe essere per il popolo e per i “poveri”. Non potrà mai il nostro territorio trasformarsi da industriale in turistico sia per mentalità sia perché non sono state fatte quelle opere che avrebbero potuto riportare vegetazione e pineta come erano venti anni fa. Mi chiedo che fine hanno fatto i nostri soldi. Mi compiaccio solo di non aver mai avuto una tessera di partito e soprattutto mi meraviglio di chi continua a fare soldi prendendoci in giro!
Elisa Cheli
(Venturina)
industria
Le fabbriche si salvano
solo con l’innovazione
A Taranto – prima che la magistratura si muovesse – sembrava tutto a posto. Poi hanno cominciato a fioccare, da parte dei vertici della Sanità, i dati sulle percentuali choc dei tumori dovuti alle polveri chimiche prodotte dall'Ilva. A Rosignano non solo c'erano terribili silenzi e tacevano i controlli pubblici, ma la politica, succube del ricatto occupazionale, arrivava addirittura a far coltivare l'illusione collettiva di spiagge caraibiche nel litorale prodotto dagli scarichi inquinanti della Solvay in mare. Ora il caso è scoppiato e si cerca di correre ai ripari. A Scarlino fuoriuscite di diossine dall'inceneritore, al di sopra dei parametri di legge, hanno portato al blocco dell'impianto. Cittadini e associazioni di categoria sono mobilitati in una protesta collettiva. Con una “class action” hanno citato la società Scarlino-Energia al tribunale di Grosseto.
E a Piombino? A Piombino niente. Regna una calma olimpica. Il torpore. La Lucchini, l'impresa, il sindacato locale e nazionale, le amministrazioni pubbliche, gli enti preposti al controllo, i politici, tutti, sui danni passati e presenti provocati all'ambiente, alla salute e alla qualità della vita da un polo siderurgico vetusto e obsolet,o tacciono. Poco importa che persone e famiglie, con sgomento e pudore, confessino di piangere per malattie, patologie e lutti, probabilmente riconducibili all'inquinamento.
Certo la crisi della siderurgia è un problema grave. Correre ai ripari proponendo le “sinergie” con Taranto,- pare logico. Ma proprio questo è il punto: o l'ambiente, la salute, la sostenibilità dello sviluppo, saranno al centro dell'attenzione collettiva, di nuovi investimenti, oppure un ipotetico rilancio sarà destinato a fallire, anche sotto il profilo industriale. La siderurgia italiana chiuderà per obsolescenza.
Non credo si possa continuare a produrre l'acciaio con metodi e criteri otto-novecenteschi e immaginare che abbia prospettive nell'odierno mercato mondiale. Senza ricerca, lavoro cognitivo, creatività, senza innovazione e sviluppo, se non si adotteranno moderne concezioni e nuove tecnologie di processo e di prodotto - efficaci e assolutamente pulite - non c'è futuro.
Se vuole resistere Piombino deve candidarsi a diventare una “Silicon Valley” della siderurgia. Non accodarsi a selvaggi modelli “cinesi” o da “terzo mondo”. Avrebbe dovuto farlo già molto prima.
Lorenzo Cillario
(Piombino)
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