Sicurezza
«Storni e piccioni troppo dannosi, serve un piano di abbattimenti»
Le associazioni dei cacciatori sono d’accordo: per loro sono evidenti gli squilibri causati dai divieti specie in campagna. Chiesto al sindaco un intervento con le altre istituzioni per risolvere il problema
SAN VINCENZO. Arci Caccia e Federcaccia di S.Vincenzo si associano a quanto dichiarato al Tirreno, settimane fa, da Andrea Moscardini, presidente dell’associazione Libera Caccia: l’invasione di storni e piccioni è anche per loro un grosso problema da risolvere al più presto.
Per cercare un rimedio, Arci Caccia e Federcaccia si sono rivolte, con una lettera, al sindaco Michele Biagi, al consigliere incaricato alle politiche venatorie Claudio Turini, alla Provincia e all’Atc 9 di Livorno. Nella lettera, le associazioni ritengono che storni e piccioni siano «il problema più importante da risolvere per la cittadinanza”, per gli ingenti danni subìti dagli agricoltori. Danni che sarebbero causati anche da una presenza sempre maggiore di ghiandaie, gazze, corvi, volpi e cinghiali.
«Da anni – si legge - non vediamo più uccelli di piccola taglia che frequentavano numerosi le nostre campagne, sterminati dai suddetti predatori; non si riesce più a mangiare i frutti delle nostre piante che vengono regolarmente razziati da tali volatili; non riusciamo più a difendere i tetti delle nostre case, i terrazzi, le gronde, le autovetture, i monumenti dal guano che i volatili lasciano, in particolar modo storni e piccioni, mettendo a rischio anche l’igiene pubblica e la sicurezza di giardini, piazze».
L’Italia, secondo queste associazioni, è l’unico Paese del Mediterraneo in cui non è ammessa la caccia allo storno, se non in deroga. Le associazioni venatorie stanno lavorando da anni per incrementare le popolazioni autoctone di fagiani, pernici, lepri comuni, investendo risorse finanziarie. «Ci uniamo – scrivono Arci Caccia e Federcaccia - all’accorata richiesta di aiuto lanciata da Libera Caccia, condividendone le paure e sperando che si smetta di dire no in presenza di evidenti squilibri naturali che, se non corretti, porteranno ad ulteriori danni e lasceranno il nostro territorio arido di selvaggina autoctona e sempre più invaso da animali predatori. Crediamo – proseguono - che non consentire l’abbattimento di storni e piccioni selvatici sia una presa di posizione da parte di alcuni ambientalisti e animalisti che non vogliono riconoscere gli evidenti danni provocati da tali volatili. I danni alle colture, e si parla di tanti soldi, vengono pagati con le quote versate dai cacciatori, le quali dovrebbero essere impegnate nella prevenzione e nel sostentamento della fauna selvatica».
Con questa lettera, Arci Caccia e Federcaccia locali chiedono al sindaco Biagi «di impegnarsi per risolvere le problematiche locali e attivare quei canali istituzionali che possano dar seguito alle nostre richieste, specificando – concludono - che le problematiche di San Vincenzo sono le stesse di tutti i Comuni limitrofi».
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