Sicurezza
«Il problema dei randagi continua a crescere»
CAPOLIVERI. Ritardi burocratici, ostacoli. Fino alla perdita dei finanziamenti. Con la beffa finale travestita da cemento. Il tutto mentre il problema del randagismo che la realizzazione del canile...
CAPOLIVERI. Ritardi burocratici, ostacoli. Fino alla perdita dei finanziamenti. Con la beffa finale travestita da cemento. Il tutto mentre il problema del randagismo che la realizzazione del canile comprensoriale avrebbe dovuto combattere è sempre più preoccupante all’isola d’Elba. Andrea Tozzi, volontario dei Ragazzi del canile, dà alcune cifre sugli animali, abbandonati o dispersi, che ogni anno vengono recuperati sul territorio elbano. «La nostra associazione si occupa del versante orientale, mentre Enpa è attiva su quello occidentale – fa il punto il volontario dei Ragazzi del canile, Andrea Tozzi – ogni anno accogliamo tra i quindici e i venti cani abbandonati sul nostro territorio, alcuni vengono portati dal continente e lasciati per strada. Altri 10-15 sono invece i cani che recuperiamo, dopo che sono stati persi dai padroni». L’Elba non ha una struttura sul territorio adatta per ricoverare gli animali randagi, tant’è che i Comuni rimediano alla mancanza ricorrendo a convenzioni con le strutture del continente. «Io ho messo a disposizione un mio terreno dove abbiamo predisposto delle gabbie e degli spazi per gli animali – racconta – è chiaro che si tratta di una struttura messa in piedi solo su iniziativa dei volontari, non c’è niente di istituzionalizzato. Le convenzioni? Ci sono, ma i problemi non possono essere risolti in questo modo. Non c’è sull’Elba un servizio della Asl di accalappiacani, così come non esiste un mezzo adeguato per il trasporto degli animali recuperati sul continente. C’è una legge che obbliga i Comuni a dotarsi di una struttura per il ricovero degli animali, queste cose le diciamo da anni. Ma non è mai cambiato niente e noi passiamo per ripetitivi».
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