Il Tirreno

Più soldi in banca mentre l’economia va sempre più giù

di Ludovica Monarca
Più soldi in banca mentre l’economia va sempre più giù

Industria ed artigianato i settori in maggiore difficoltà In provincia chiudono 47 imprese alla settimana

3 MINUTI DI LETTURA





LIVORNO. Non è vero che mancano i soldi: solo che la crisi li ha fatti sparire dall’economia e li ha rintanati nei conti in banca.

Lo dice la fotografia dell'economia provinciale presentata dal Centro studi della Camera di Commercio di Livorno: i depositi bancari sono aumentati del 6,8% ma gli impieghi sono cresciuti solo dello 0,9%, significa che la maggiore raccolta di risparmio da parte del sistema bancario non si è tramutata in una maggiore offerta di credito sul mercato.

Specialmente sul fronte delle imprese: tutti e quattro i dati trimestrali del 2012 mostrano il segno “meno” in fatto di prestiti alle aziende. E l’attività manifatturiera marca un arretramento perfino più visto di un altro settore in difficoltà come le costruzioni: giù fin quasi a 9 punti anche se la stima di dicembre è meno drammatica.

Le imprese neonate e quelle morte. A fine 2012 le imprese targate Livorno sono 32.450. Con una brusca battuta d’arresto delle nuove imprese (meno 6,8% rispetto all'anno prima) e, viceversa, una mezza impennata delle saracinesche abbassate: oltre 2.400, 47 alla settimana (più 3,4%). Segno che è conclusa la moderata espansione imprenditoriale che aveva caratterizzato gli ultimi anni. Eppure, rispetto all’ultimo dato pre-crisi (2008) ne abbiamo 200 in più: poco, ma meglio di niente.

Soprattutto se si considera che nel computo totale di tutte le cellule produttive registrate Livorno supera le 40mila unità diventando la quinta provincia in Toscana. Cala di un punto percentuale l'intero stock provinciale? Colpa del fatto che sono in affanno due settori come le costruzioni (meno 3%) e il commercio (meno 1,2%). Al contrario, continua la crescita delle attività di “alloggio e ristorazione” (più 1,4%).

Agricoltura: export boom. Si attenua il dimagrimento numerico delle imprese agricole che caratterizza un po' tutta Italia da oltre un decennio. L'intera produzione provinciale diminuisce di oltre 4 punti e mezzo: in crescita le importazioni (più 3,9%) ma anche l'export (più 27,7%), anche se il saldo generale resta negativo per circa 60 milioni di euro. Per capirsi: nella nostra provincia ogni 100 euro di prodotti agricoli importati se ne esportano solo 29 (contro i 47 in Italia e i 70 in Toscana).

Industria: solo segni “meno”. È il settore che registra il peggior risultato tra i macrosettori locali e va detto che ormai non rappresenta che il 14% del valore aggiunto prodotto dall’economia provinciale e poco più dell’11% dell’occupazione. Nel manifatturiero si rintracciano solo variazioni negative: contenute sì nei numeri ma pesanti per il quadro che delineano. Ad esempio, in calo le imprese artigiane (meno 1,3%) e ancor di più quelle non artigiane (meno 3,8%). Non basta: la produzione si contrae del doppio lasciando per strada quasi dieci punti percentuali. Di più: il fatturato, finora sostenuto dall’impennata dei prezzi del 2010, crolla sotto il peso dei ritardati pagamenti e della riduzione delle commesse rendendo inevitabile il crollo del bacino occupazionale. E ancora: si stringe ulteriormente il credito alle imprese del settore (meno 4,2%, la percentuale più alta rispetto alle altre branche economiche considerate dallo studio).

Artigianato: 109 ditte in meno. A fine anno in tutta la provincia di Livorno si contano 7.158 imprese artigiane attive: ben 109 in meno in un anno (con una diminuzione dell'1,5%). Fatta eccezione per l'arcipelago, la performance dell'artigianato risulta ovunque peggiore rispetto a quella della totale economia. Porto: traffici giù. Crollano anche i traffici portuali, ad eccezione delle crociere che hanno raggiunto un milione di passeggeri (più 5,6%). Il resto è una striscia di "meno": meno 7,6% il totale merce movimentata, meno 8,8% le navi arrivate, meno 15,2% i passeggeri in transito. Piange anche il turismo. Perfino per il turismo - dicono i dati - la perdita tendenziale è piuttosto pesante sia per il numero di turisti a destinazione sia per quello dei pernottamenti trascorsi in provincia. Parlano le cifre: 1,26 milioni di arrivi (meno 2,3%) che hanno garantito 8,24 milioni di presenze (meno 3,5%). A evitare il tracollo è l'afflusso di stranieri (più 3% di arrivi e più 5,3% di presenze).

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web