Il Tirreno

Addio a 89 anni al partigiano Rodolfo Tamburini

Addio a 89 anni al partigiano Rodolfo Tamburini

Aveva combattuto per la liberazione dell’Alta Maremma al comando della squadra dedicata ad Enrico Filippi

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PIOMBINO. Uno degli ultimi partigiani della città se n’è andato. Enzo Rodolfo Tamburini è morto all’età di 89 anni. Persona gentile e di poche parole, era conosciuto più per la sua attività di pasticcere alla Fiorentina, in piazza Gramsci, tuttora gestita dai familiari, che per un passato importante che non esibiva. Limitandosi ad affermare, se lo si interpellava sull’argomento, «di non rimpiangere quegli anni, ma nemmeno di rinnegarli: nel momento del bisogno non mi sono nascosto, tutto qui».

Tamburini era nato a Milano nel gennaio del 1924. Successivamente la famiglia, di origini fiorentine, si trasferì a Piombino dove il padre, chiamato da tutti il sor Mario, aprì il laboratorio di pasticceria.

Dopo l’arruolamento nella Regia Marina, Rodolfo trascorse lunghi mesi di guerra nel nord Africa, vivendo sconfitte e ritirate. Quindi, il rientro in Italia e l’arrivo dell’8 settembre. L’armistizio lo coglie a Napoli dove, come tanti, trova rifugio in famiglie capaci di dare ospitalità e abiti civili ai soldati allo sbando.

A piedi, e per qualche tratto in treno, rientra a Piombino dove, col pieno sostegno della famiglia, si unisce al movimento partigiano.

Tramite l’antifascista storico Ilio Salvadorini, a fine ottobre del 1943 il padre lo accompagna al podere La Batistina, tra Montioni e Suvereto. Da lì, appena se ne presenta l’occasione, a Montebamboli si aggrega alla terza brigata Garibaldi guidata dal capitano massetano, Mario Chirici, della cui guardia personale Rodolfo fa parte.

Nel marzo successivo - come si legge nella scheda realizzata da Aldo Montalti con la collaborazione di Giorgio Cortigiani - a Rodolfo viene affidato il comando di una squadra che porta il nome del martire partigiano massetano Enrico Filippi.

E’ proprio questa la squadra che fa da avanguardia durante l’assalto alla caserma repubblichina di Suvereto con la cattura di 14 militi, riconosciuti responsabili di violenze sulla popolazione civile locale. Saranno passati per le armi ma Tamburini prende le distanze dalla decisione e si rifiuta di assumere il comando del plotone di esecuzione.

Negli stessi giorni a lui e a due partigiani sovietici, viene affidato il tenente Alfredo Gallistru, ormai moribondo per le ferite riportate nella battaglia di Monterotondo. Gli ultimi giorni prima della Liberazione, Rodolfo li trascorre insieme alle avanguardie dell’esercito americano con cui collabora fino alla liberazione di Sassetta. Dopo la guerra, l’arruolamento per due anni in Marina conclusi col rientro in città e l’inizio del lavoro nella pasticceria.(v.p.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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