Il Tirreno

Via il maxi banco, negozio chiuso

di Cecilia Cecchi
Via il maxi banco, negozio chiuso

Commerciante protesta: esponevo solo la sera per vendere a buon prezzo coi complimenti dei turisti

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PIOMBINO. Via Ferruccio: il lungo banco multicolore con sopra un po' di tutto, grandi firme e non, a partire da uno-due euro. Uno snowboard d'antan appoggiato al portone del Comune (chiuso, di sera), insieme a dei maxi pantaloni - taglia 65 - con su scritto di "Homer Simpson”, tra sorrisi, foto ricordo e complimenti da cittadini e turisti (che dicevano di sentirsi come catapultati «tra i banchi dei mercatini di Camden Town», tra i più famosi di Londra). Ma non è così per tutti: esposizione troppo invasiva, lesione al decoro del Palazzo comunale altrettanti scatti e segnalazioni alla polizia municipale. Da qui il controllo mentre Stefano Magnani stava montando il bancone (martedì, alle 18) e poi il verbale. Il commerciante rimette via tutto e chiude. Ieri mattina dà voce alla protesta con un cartello fuori dal negozio chiuso, dove lamenta la scarsa elasticità degli amministratori. «Non contesto la sostanza – spiega Magnani – i vigili fanno il loro mestiere. Ma, in un momento di crisi così, dovrebbero dare una mano ai commercianti che tengono duro, invece tolleranza 0». E qualcuno passa dal negozio, davanti al Comune, a garantirgli solidarietà.

Da sottolineare? Dal sopralluogo della squadra annonaria sarebbe risultato che il bancone occupava area di suolo pubblico maggiore rispetto a quella autorizzata (più di 11 mq. rispetto ai 4 regolari). Un bel po' di spazio in più. «Il negozio è qui da 23 anni – racconta Stefano – originariamente nato per le calzature da qui “Lo Scarpaio”, tra i settori più colpiti negli ultimi anni. Quando la crisi è diventata insostenibile ho cominciato a fare test per trovare alternative. “Lo Scarpaio” è ancora qui mentre pure il negozio di “Raspini” in piazza Duomo a Firenze chiude…in tanti dicono basta perché sono amareggiati. Da tanti anni tengo in negozio una foto di Einstein con un suo pensiero a proposito della “crisi che porta il progresso... e da qui nasce l’inventiva”; consiglio che cerco sempre di seguire».

«Facendo anche il giro dei mercati più validi a partire dalle Cascine – prosegue – mi sono reso conto che a vendere sono soprattutto le bancarelle con gli abiti usati a basso costo, 1-2 euro, quelli che permettono a tutti di vestirsi. Al di là del profitto – sottolinea – veramente limitato, questa scelta merceologica si avvicina a un servizio sociale».

«Così sono partito con l'usato in pelle, visto che funzionava, in questa estate ho scelto di ampliarmi in modo deciso – dice ancora – per uomo, donna, bambino. Sì, restano le scarpe. Così ho “trasformato” nei cartelli il nome del negozio in “Unoeuro”, tutt’altro che Unieuro ma fa molto sorridere. Però, a Piombino, di gente che vuole sorridere ce n'è davvero poca. Si vuole il turismo, ma si resta attaccati alla fabbrica, con una città ormai ostaggio di pensionati e badanti… mentre per i giovani non c'è alcun futuro».

«Avendo in mente tutt'altro tipo di vendita ho deciso di lavorare dalle 18 alle 24, proprio per non intralciare il traffico e il passaggio sulla strada, che comunque restava libera – conferma – Saltando giugno per maltempo, da luglio, montavo il banco a ridosso del muro; tanti mi hanno fatti i complimenti. Appoggiata al portone del Comune una tavola per snowboard... Ressa per giorni, il negozio è affollato di oggetti kitsch». E lamentele per il decoro. «Per cose folcloristiche? E le pipì, le cacche che caratterizzano il muro del Comune e le viuzze del centro storico? Ok mentre stavo montando sono arrivati i vigili che, ripeto, fanno il loro mestiere e che, dopo i controlli, mi hanno fatto il verbale. Non sapendo come fare ho rismontato tutto e l'ho portato dentro... non ce la facevo a tenermi tutto dentro, ecco il cartello…».

Ieri, alle 18 Stefano è di nuovo a sistemare la vetrina attorno alla statua di Ottaviano Agusto (che viene da Cinecittà) e poi il banco in via Ferruccio: «...Non posso mollare, ora è più piccolo, spero basti...».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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