Il Tirreno

OSPITALITà AI BAMBINI BIELORUSSI

Il vento della solidarietà con l’Est soffia forte a Carpani

PORTOFERRAIO. Sono ospiti della parrocchia di San Giuseppe a Carpani. 13 bambini (più due assistenti) la cui età è compresa tra i sette e i sedici anni provenienti dalle zone limitrofe di Chernobyl.....

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PORTOFERRAIO. Sono ospiti della parrocchia di San Giuseppe a Carpani. 13 bambini (più due assistenti) la cui età è compresa tra i sette e i sedici anni provenienti dalle zone limitrofe di Chernobyl.. Nel salone parrocchiale trasformato in refettorio mangiano; al piano superiore invece dormono; e tutti i giorni al mare alle Ghiaie. Sono nati dopo l’esplosione della centrale nucleare ucraina. E sono cresciuti nel segno di quel drammatico incidente. Sono i ragazzi dell’Est Europa, protagonisti di storie di malattie, viaggi, trasferimenti, paure protrattisi nel tempo nel nome della strage di 25 anni fa e nella parrocchia di San Giuseppe continua un’esperienza che si è andata via via consolidando nel tempo. «Facciamo tutto quello che si può fare per questi ragazzi – dice don Gianni Mariani, parroco alla Sghinghetta – Sono individui che per tutta la vita saranno segnati da un destino molto duro. Cerchiamo allora, nel limite delle nostre possibilità, di renderlo più sopportabile, almeno in questi mesi d’estate»”. Infatti l’Ucraina, dopo l’incidente nucleare di 27 anni fa, ha subito un lento processo d’impoverimento, passando da un’economia stabile con sufficienti risorse e capacità tecniche e intellettuali, a una gravissima e generale condizione di povertà.

In più si è vista costretta a far fronte al problema d’oncologia pediatrica. . Questi ragazzi sono cresciuti nel dramma quotidiano, che dura ancora nel tempo. Per tredici di loro è iniziato un periodo di permanenza lontano dalle zone contaminate con dieta ricca di proteine e vitamine che consentirà di eliminare fra il 50 e il 70 per cento degli isotopi radioattivi, con particolare riferimento al cesio 137 che si accumula dell’organismo dei bambini.

Un modo semplice, ma efficace per evitare che anche loro si ammalino di tumore, come purtroppo è capitato a migliaia di loro coetanei. «Noi offriamo – aggiunge ancora il parroco – una dieta mediterranea, poi mare e sole, fiduciosi di contribuire a risolvere in qualche maniera le loro sofferenze, perché già conosciamo quale sarà il loro destino. Non esistono altri medicinali. Mettiamo a disposizione l’ospitalità e confidiamo – conclude don Gianni – nell’apporto e nella generosità di tutti i parrocchiani».

(lu.ci)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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