Sicurezza
Bilancio, il braccio di ferro continua
Il Comune continua a contestare le accuse dei revisori sullo sforamento del patto di stabilità: decide la Corte dei Conti
PIOMBINO. Il rendiconto di bilancio 2012 è ormai approvato e i sindaci revisori hanno trasmesso i loro rilievi alla Corte dei Conti. Il Comune di Piombino ha sforato o no il patto di stabilità?
Come ha fatto rilevare il consigliere Riccardo Gelichi (portavoce di Ascolta Piombino) nel corso della seconda commissione consiliare che si è riunita ieri pomeriggio, gli atti sono ormai fatti e non c’è che da attendere il pronunciamento dell’organo giurisdizionale.
Semmai c’è da capire quali conseguenze potrebbe avere sul prossimo bilancio di previsione, non ancora approvato, un eventuale pronunciamento delle Corte dei Conti a sostegno delle tesi dei sindaci revisori. E su questo la risposta del segretario generale di Comune, Maria Luisa Massai, è stata chiara: imposizione di una riduzione del 10% della spesa, divieto di assunzione di personale, taglio dei trasferimenti dello Stato pari alla cifra per la quale è stato violato il patto di stabilità. La situazione è comunque “sub judice”, per cui le sanzioni sarebbero applicate al bilancio successivo a quello in corso, quello del 2014 o, nel caso di ritardi, del 2015.
Il primo fatto è accertato: a giugno il bilancio di previsione potrà essere approvato senza tener conto del parere negativo espresso sul consuntivo 2012 da collegio dei revisori.
Resta il giudizio comportamento formale dei sindaci, che ieri tutti i gruppi hanno inviato ufficialmente a stigmatizzare per il rifiuto frapposto alla richiesta di partecipare ai lavori della commissione, e quello di merito, che però ormai spetterà alla Corte dei Conti sciogliere. Da questo, come ha rilevato il capogruppo del Pdl Federico Pazzaglia, possono discendere due diversi atteggiamenti: la ricusazione del collegio dei revisori o l’ipotetica richiesta di dimissioni dell’assessore al bilancio.
Chi ha dunque ragione in questa storia? I sindaci revisori hanno dato un parere negativo sul rendiconto di bilancio 2012 ravvisando sostanzialmente una violazione del patto di stabilità, nonché di un aumento dell’indebitamento, nell’operazione di riacquisizione da parte del Comune del patrimonio ceduto nel 2007 alla Piombino Patrimoniale srl, società a sua totale partecipazione.
Il Comune, riprendendosi gli immobili, si è di fatto accollato i mutui stipulati dalla Patrimoniale, anche se le banche non hanno ratificato il cambio di intestazione del mutuo e continuano a riconoscere la Patrimoniale come debitore. Ma l’impossibilità di pagare i mutui – come ha spiegato ieri il ragioniere capo del Comune Nicola Monteleone – è stato proprio uno degli elementi che ha consigliato l’operazione, anche perché la Patrimoniale aveva maturato un debito nel confronti del Comune di 1,6 milioni che ogni hanno doveva essere iscritto al bilancio.
Secondo i sindaci revisori il costo di riacquisto dei beni alla Patrimoniale doveva essere iscritto al bilancio. E fanno notare anche che il passaggio è avvenuto sulla base dello stesso valore calcolato nel 2007, 11,5 milioni, mentre il mercato immobiliare in questo frattempo ha fatto registrare un forte calo. Accollandosi poi con un patto interno il pagamento dei mutui, il Comune non avrebbe fatto altro che aggravare il suo indebitamento, già in passato oggetto di interventi della Corte del Conti.
Le sanzioni che il Comune di Piombino rischia sono pesanti ed è comprensibile l’attenzione che le forze politiche stanno dando a questa vicenda, che ora però è combattuta più sul piano tecnico che su quello politico.
«La Patrimoniale ha passato al Comune solo immobili e debiti – ha sostenuto il dottor Enrico Pecchia, membro del vecchio collegio dei revisori, ieri inviato in commissione insieme ai colleghi Sergio Ballati e Pasquina Corsi – Non c’è stato alcun passaggio di cassa che avrebbe dovuto essere iscritto nel bilancio finanziario. Per riacquisire il Patrimonio nessuna banca ha messo soldi a disposizione del Comune. I beni, in sostanza, non sono stati pagati. I revisori avrebbero voluto che in bilancio fosse iscritto un debito al Comune e un credito alla Patrimoniale, la per farlo – è la tesi dell’ex revisore – il Comune avrebbe dovuto fare un falso in bilancio».
Se la violazione del patto di stabilità non c’è stata dal punto di vista contabile, si adombra però, nella relazione di revisori, ci sia sta nel corso dell’intero percorso: cessione dei beni e riacquisizione. «Ma nel 2007, quando avvenne i passaggio dei beni alla Patrimoniale – ha ricordato Monteleone – non era in vigore il patto di stabilità ed era previsto solo un taglio alla spesa nell’anno finanziario successivo nel caso di superamento del tetto della uscite dell’anno precedente».
Insomma l’ufficio ragioneria del Comune rifiuta sia l’accusa di violazione dei principi contabili nella predisposizione del rendiconto di bilancio 2012, sia la tesi che la costituzione della Patrimoniale abbia avuto tuo come fine l’elusione del patto si stabilità. «Del resto sarebbe stato come sparare con i carrarmati ad una zanzara – ha detto con una battuta il ragioniere capo ipotizzare un’operazione da 11,5 milioni allo scopo di violare il patto».
Piuttosto ha difeso l’operazione del 2007, che ha suo dire ha fatto risparmiare 2,5 milioni al Comune. Durante il passaggio degli immobili il Comune estinse infatti 11,5 milioni di mutui ad un tasso del 7%, che la Patrimoniale riscontrato all’1,7%. Se il Comune avesse dovuto nel 2012 ripagare la Patrimoniale avrebbe dovuto acquisire un mutuo al 5,5%».
Al contrario i mutui sono rimasti in testa alla Patrimoniale e il Comune versa alla società, con un accordo interno, la rata che già prima non riusciva a pagare per la quota in conto capitale. Chi in questa vicenda ha ragione ora spetta ai giudici. La commissione ha solo deciso di stigmatizzare il comportamento del collegio dei sindaci, che ieri hanno rifiutato la loro presenza.
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