Il Tirreno

«Le bombe, poi l’ingresso dei liberatori»

«Le bombe, poi l’ingresso dei liberatori»

I ricordi di bambino di Adolfo Bellatalla. L’incontro con Roy Fujiwara, 95 anni, uno dei protagonisti

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SUVERETO. Colpi di partenza, fischi, esplosioni su Suvereto e ingresso degli americani nel giugno 1944. Ci sono suveretani che "quei" giorni li ricordano bene. Così Adolfo Bellatalla, 77 anni, una vita come cameraman Rai («in corso Sempione è nato l'Ente valorizzazione...» sorride) in piazza Vittorio Veneto aspettando l’arrivo di familiari e amici dei soldati nippo americani: «Allora di anni ne aveva 8 – ricorda – alle prime bombe scappammo e io continuavo a ripetere “ho tanta paura, babbo”... lui mi rispondeva “quando senti la botta forte non devi più avere paura, la bomba è scoppiata!”. Eravamo in tanti in campagna, in uno stanzone. Mentre io preparavo un piccolo rifugio per un gattino vidi un russo che aveva disertato, che si nascose nella stalla. Le batterie tedesche stavano resistendo. I “grandi”, la notte, andarono in ricognizione e videro l’avanzata degli americani sulle colline dalla parte di Montioni. Siamo tornati in paese trovando rifugio in cantina: la mattina, dopo quando siamo usciti, gli americani erano già qui. Nella memorabile battaglia sulla collina Belvedere vennero uccisi 175 tedeschi: nei primi anni Cinquanta sono venute tante famiglie dalla Germania Ovest, nella memoria ho un babbo e una mamma, in moto, che ripartirono coi resti del figlio 17enne in una cassetta».

«Nippo americani e la gran paura perché venivano chiamati mongoli, per un po’ le ragazze sono rimaste nascoste; poi sono nate bellissime amicizie». Mai Adolfo avrebbe pensato di stringere la mano a uno di quei liberatori, un altrettanto emozionato Roy Fujiwara, 95 anni, che gli ha pure mostrato le ferite delle pallottole che lo colpirono qui a Suvereto. «Non sono un eroe – si è schermito Roy – sono vivo e sono qui!». (c.c.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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