Il Tirreno

Estorce denaro ai dipendenti, arrestato

di Luca Centini
Estorce denaro ai dipendenti, arrestato

I carabinieri sorprendono Raffaele Caricchio, presidente della Cisse, mentre intasca i soldi di una lavoratrice

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PORTOFERRAIO. Ogni mese si faceva restituire parte del compenso dai dipendenti della cooperativa. Soldi che, seppur in assenza di minacce esplicite, venivano interpretate come una contropartita per il mantenimento del lavoro dai lavoratori, vittime della presunta estorsione. Martedì il meccanismo si è arrestato bruscamente. I carabinieri hanno arrestato Raffaele Caricchio, presidente della cooperativa sociale Cisse in flagranza: aveva appena ricevuto dalla donna che lo aveva denunciato ai militari 300 euro in contanti, parte del suo ultimo stipendio. Le manette sono scattate immediate, così come l’accusa di estorsione.

Caricchio era da tempo ai vertici della cooperativa sociale che si occupa di vari servizi sull’isola, tra cui la gestione dei parcheggi a Portoferraio, la manutenzione delle strade, trasporto scolastico e pulizia impiegando anche portatori di handicap ed ex detenuti del carcere di Porto Azzurro. Il presidente della Cisse è molto conosciuto all’Elba, in buona parte per la sua militanza nelle file del Pd, di cui è stato fino a tre mesi fa segretario del circolo di Portoferraio. La notizia del suo arresto è stata un fulmine a ciel sereno per chi lo conosce.

I carabinieri hanno iniziato a indagare sull’attività del presidente della cooperativa dopo aver ricevuto la segnalazione di una dipendente, invalida, che ha denunciato una prassi che andava avanti da oltre due anni. Martedì mattina, in centro storico a Portoferraio, la svolta, con i carabinieri che sono intervenuti proprio mentre avveniva il passaggio dei soldi - 300 euro - dalla donna al presidente della Cisse. L’accusa è pesante. Caricchio, secondo la ricostruzione al vaglio dei carabinieri, evidentemente approfittando della sua posizione rispetto a quella della dipendente, si faceva restituire ogni mese parte dello stipendio percepito. La cifra, in contanti, oscilla tra i 200 a i 1100 euro. Le somme, sebbene in assenza di minacce esplicite, venivano interpretate dalla donna come una contropartita per il mantenimento del posto di lavoro, mentre il presidente della Cisse spiegava che il prelievo sarebbe servito alla dipendente per percepire una indennità di disoccupazione maggiore.

Delle somme prelevate, tuttavia, i carabinieri non hanno riscontrato alcuna traccia nella contabilità della cooperativa. E tutto questo avveniva senza che nessun altro, ad eccezione di Caricchio, fosse a conoscenza del meccanismo. Alla denuncia della donna ha fatto seguito una seconda da parte di un altro dipendente.

Martedì mattina gli uomini del tenente Ezio Mazza hanno messo sotto sequestro alcuni uffici della cooperativa sociale di Portoferraio, nella quale lavorano parecchi dipendenti che appartengono a categorie protette.

Sono stati ascoltati altri lavoratori e dirigenti della Cisse, quindi sono state effettuate numerose perquisizioni, in primo luogo nella casa di Caricchio, dove è stato prelevato materiale utile alle indagini che dovranno accertare la fondatezza dell’accusa e l’eventuale estensione del reato. Ieri mattina Caricchio è stato trasferito nel carcere di Livorno a disposizione dell’autorità giudiziaria (il pm è la dottoressa Tenerani). L’ex segretario del circolo portoferraiese del Pd dovrà difendersi dall’accusa di estorsione, reato per il quale sono previste pene fino a 10 di reclusione.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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