Sicurezza
Camerini contro Pellegrini «Si dimetta da vicesindaco»
Lettera del segretario del Pd al sindaco Biagi che però respinge la richiesta «L’ho scelto io per la serietà e resterà al suo posto sino alla fine del mandato»
SAN VINCENZO. Il Pd sanvincenzino è ormai sull’orlo di una crisi di nervi. Il segretario Fabio Pellegrini ha inviato una lettera al sindaco Michele Biagi chiedendogli di allontanare Fabio Camerini dal suo ruolo di vicesindaco in quanto «non rappresenta più il Pd e la maggioranza».
La lettera inviata nei giorni scorsi, privata e custodita, come al solito, come il segreto di Pulcinella, è scaturita da alcune dichiarazioni rilasciate giorni fa al Tirreno da Fabio Camerini. Il vicesindaco e assessore alla scuola e alla cultura disse infatti di non sentirsi più rappresentato, né a livello locale né a livello nazionale, dal Pd, aggiungendo che non avrebbe rinnovato la tessera. En passant, disse che a San Vincenzo «il Pd non c’è» e che non si può parlare, all’interno del partito, di alcune vicende, come se esse fossero un tabù insuperabile.
Ed ecco che il segretario del Pd locale, Fabio Pellegrini – pur dicendo di apprezzare Camerini come persona e come amministratore, e di non chiederne l’allontanamento dall’assessorato alla scuola e alla cultura – chiede a Biagi, nella lettera, di estromettere Camerini dal ruolo di vicesindaco.
«Come assessore, se crede – dice Pellegrini – può andare avanti, nonostante il suo programma di mandato sia stato elaborato col Pd. Ma un vicesindaco, ruolo di rappresentanza politica, deve essere gradito al Pd. Ho preso atto delle sue dichiarazioni al Tirreno, e ritengo quindi che nel ruolo di vicesindaco sia fuori luogo. Il segnale che manda ai cittadini, già disorientati, non è positivo. E devo rispondere agli elettori del Pd, che sono la maggioranza. Camerini non è più, per noi, rappresentativo».
Dal canto suo, Fabio Camerini si dichiara dispiaciuto, incredulo e meravigliato della lettera di Pellegrini a Biagi, in cui ci sarebbero, a suo dire, affermazioni non vere. «Sono stupito – dice il vicesindaco – La lettera non mi è stata inviata, ma qualcosa mi ha accennato il sindaco venerdì mattina. Tutto quello che ho detto al Tirreno lo confermo. Ricordo di non essere un assessore eletto dai cittadini, ma un esterno il cui incarico è stato conferito dal sindaco, come tutti gli altri assessori. Cosa c’entra, quindi, il Pd? E’ falso dire che il mio programma di mandato l’ho elaborato insieme al Pd, perché l’ho fatto io e soltanto io, attirandomi spesso, tra l’altro, dure critiche proprio all’interno del partito. Non mi ritrovo in ciò che ha scritto il segretario. Alcuni consiglieri di maggioranza mi hanno invitato ad andare avanti, a non mollare. Sono davvero molto dispiaciuto. Attendo la voce del sindaco, che è l’unico al quale posso e devo far riferimento».
Questa scaramuccia tra Pd locale ed esponenti del partito stesso o della giunta - aspetto che dimostra quanto siano intrecciati il partito di maggioranza e l’amministrazione comunale - è solo l’ultima di tante che hanno portato, come conseguenze, alle dimissioni dal Pd di Riccardo Giommetti, Paolo Foti, Elena Cianchetta, Walter Cappelli e altri, e alle dimissioni da assessore al bilancio e al personale di Franco Guidoni, il quale non ha risparmiato aspre critiche all’operato dei suoi ormai ex colleghi.
Il sindaco Biagi, in questi giorni in Francia per una missione istituzionale, è stato raggiunto telefonicamente e sulla vicenda è stato chiaro: Camerini resterà sia assessore alla cultura e alla scuola che vicesindaco. «Quelle di Pellegrini nella lettera inviatami – dice il sindaco – sono a mio avviso dichiarazioni inopportune, tanto più che siamo soltanto a un anno dalla fine del mandato e dobbiamo terminare il nostro lavoro. Camerini l’ho scelto io per la sua serietà e le sue capacità, e non mi sembra giusto confondere il partito con l’amministrazione pubblica. Certe questioni vanno discusse nelle sedi opportune, ossia nel circolo locale del Pd».
Quindi, il tentativo del partito è stato respinto da Biagi, e l’editto contro Camerini – che resta uno degli amministratori più apprezzati dai sanvincenzini - rischia di ritorcersi come un boomerang contro il Pd stesso, nel momento in cui sta vivendo una vera e propria emorragia di consensi e una preoccupante diaspora di dirigenti e rappresentanti.
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