Il Tirreno

GIORGIO KutufÀ

«Strappo inutile e fuori tempo»

«Strappo inutile e fuori tempo»

Il presidente della Provincia di Livorno bolla la scelta di Piombino

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PIOMBINO. «Una scelta completamente fuori tempo». Così il presidente delle Provincia di Livorno Giorgio Kutufà – ribadendo le sue dichiarazioni rilasciate a caldo al Tirreno, ieri – bolla la decisione del consiglio comunale di avviare il procedimento che dovrebbe portare Piombino in Provincia di Grosseto.

Un inutile strappo?

«Condivido quello che ha detto Fabio Mussi. Il problema all’ordine del giorno è il superamento o il riordino delle Province. Questo è il vero nodo che impegnerà il governo, figuriamoci se avrà tempo di discutere del passaggio di un Comune da una Provincia all’altra sulla base di spinte locali».

Però molti cittadini si ritengono un po’ figliastri della Provincia di Livorno.

«Non rilevo penalizzazioni. Stiamo vivendo momenti di difficoltà dopo il taglio delle risorse praticato da governo Monti e Piombino in questo contesto non soffre più di altri territori. Non abbiamo soldi per le manutenzioni di strade e scuole. Siamo stati però sempre vicini ai problemi delle industrie piombinesi. Ho la coscienza a posto, nessuno ha qualcosa da rimproverarci».

Questo è vero oggi, ma pesano certo sedimenti del passato. Lo sviluppo del porto, ad esempio, secondo alcuni sacrificato agli interessi di Livorno.

«La dimensione del porto di Piombino è nazionale. C’è un’Autorità portuale autonoma e tutti i progetti di sviluppo sono stati sostenuti dalla nostra Provincia. È accaduto con l’accordo di Bagnoli ed ora sta accadendo sulla vicenda del decreto sull’area di crisi e la Concordia».

Ci sono però interessi allo sviluppo della viabilità interna, come nel caso della Due Mari, che forse da Livorno si sentono in modo più tiepido rispetto alla Maremma.

«La Due Mari è un problema nazionale sul quale quel territori è mobilitato da tempo, non vedo quale contributo aggiuntivo potrebbe portare Piombino. Dare poi responsabilità alla Provincia mi pare fuori luogo».

Ma Piombino non potrebbe portare il suo porto sul piatto della bilancia?

«Anche al porto di Civitavecchia potrebbe essere utile la Due Mari. È un problema già presenta al governo, al di là dei confini provinciali».

Sarebbe stato meglio fare l’Unione dei comuni?

«Siamo molto rispettosi del ruolo e dell’autonomia della Val di Cornia. Dopo la soppressione del Circondario, abbiamo subito rappresentato la nostra disponibilità a trasferire parte delle nostre competenze all’Unione dei comuni. Se non è avvenuto è perché sono i comuni che non sono riusciti a mettersi d’accordo. Nessuno ha mai voluto mortificare l’autonomia, gli slanci e le opportunità di Piombino».

Sicuro che Piombino e la Val di Cornia abbiano sempre avuto il giusto peso?

«I vicepresidente della Provincia viene dalla Val Cornia ed è di Piombino l’assessore al lavoro, quello che ha più risorse da spendere e che senza dubbio è il più importante. Non vedo perché sentirsi trascurati».

E allora come si spiega questa voglia di separazione?

«Ha sicuramente qualche vecchia motivazione, la convinzione di aver subito torti in passato. Ora però credo ci sia la volontà di cavalcare la spinta emotiva e populista senza interpellare gli altri. Neppure un assessore provinciale della zona è stato ascoltato della commissione speciale».

Quali conseguenze pensa possa avere questa scelta?

«Non va nel senso della saldatura del territorio e crea fibrillazioni e spaccature. Col superamento delle Province si deve invece pensare a riorganizzare i territori in rapporto con i Comuni della zona. In ogni caso, anche se ciò non avvenisse, non credo che Piombino possa avere di più dalla Provincia di Grosseto».

Giorgio Pasquinucci

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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