Il Tirreno

Fine del percorso, si è sciolto il comitato per il Comune unico

Dopo la batosta al referendum Orsini ufficializza l’addio «Abbiamo fallito, ma l’isola ha ancora bisogno di unità»

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PORTOFERRAIO. Mancava solo l’ufficialità. Un passo necessario per archiviare un sogno (per i promotori) o un incubo (per i detrattori). Il comitato per il Comune unico si è sciolto definitivamente: la decisione è stata assunta sabato scorso, durante i festeggiamenti a Porto Azzurro per il 410° compleanno del Comune. Una coincidenza quanto meno significativa per chi, in base all’esito del referendum, sperava che proprio quel compleanno fosse l’ultimo.

Le speranze dei sostenitori del Comune unico, però, si sono infrante contro il volere degli elbani che, con un voto netto, hanno rispedito al mittente la proposta di legge.

«Gli elbani hanno deciso a larga maggioranza di restare “isolati” oltre che isolani e il comitato ha dovuto prendere atto di questo amaro risultato», si legge nell’ultimo comunicato stampa del comitato pro Comune unico.

Gabriele Orsini, coordinatore del comitato, ha illustrato all'incontro che si è tenuto a Porto Azzurro un'analisi della sconfitta, ripercorrendo tutto il percorso che il comitato ha compiuto in questi due anni di attività. «Sarà stato il terrore del paventato avvento del commissario a far cambiare idea anche a una parte dei firmatari della proposta di legge – ipotizzano dal comitato – che tanto entusiasmo aveva suscitato a maggio dell'anno scorso, oppure la paura che Portoferraio fagocitasse tutti gli altri comuni, oppure le intemperanze verbali e scritte del coordinatore o magari la mancanza di idonea comunicazione, oppure tutti questi e anche tanti altri fattori insieme da addebitare ad Orsini e a tutto il direttivo del comitato. Magari c’entra anche lo scarso impegno delle associazioni di categoria che pure avevano promosso l'iniziativa. O, infine, l'atavica paura del salto nel buio, del nuovo che non si conosce, invece della sicurezza del sindaco della porta accanto e infine il timore di perdere storia e tradizioni locali».

Motivazioni che il comitato mette insieme alla causa principale, secondo il suo punto di vista, ovvero «la preoccupazione di perdere i piccoli privilegi che offriva l'attuale divisione in otto feudi».

I vari interventi, tuttavia, hanno confermato che il progetto del Comune unico «valeva la pena di perseguirlo e anche se sono stati commessi errori un risultato è stato comunque raggiunto: si è presentato agli elbani una nuova ipotesi di Elba, snellita nelle procedure, con i risparmi per le spese della politica, con finanziamenti statali, regionali e comunitari».

Ecco perché, al di là dello scioglimento formale del comitato, i tre rappresentanti legali Orsini, Serini e Verri, convocati per l'atto finale in Regione, «andranno sì a dare conto del fallimento del loro tentativo – si legge nel comunicato – ma testimonieranno anche la volontà di quei quasi cinquemila sì del referendum di voler comunque continuare la battaglia per un'Elba unita che vuole tenere acceso lo spirito di questo progetto, in attesa ed in preparazione delle riforme istituzionali, dalle Province ai piccoli Comuni, che i nuovi governi comunque saranno costretti ad adottare».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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