La protesta
Suvereto ricorda i soldati “Nisei”
Il battaglione di nippo-americani nel ‘44 liberò il paese dai fascisti
SUVERETO. Mercoledì 22 maggio il Comune e la comunità di Suvereto riceveranno la visita di una delegazione dell’associazione americana “Friends & family of Nisei veterans”, i familiari e i discendenti dei soldati americani di origine giapponese (i cosiddetti Nisei) che il 26 giugno 1944, a seguito di un durissimo scontro avvenuto sulla collina di Belvedere, liberarono definitivamente il paese dall’occupazione fascista.
L’associazione compie un tour nei luoghi dove i soldati nippo-americani combatterono dutante la campagna d’Italia. Saranno il 22 a Suvereto, per poi proseguire verso altre città. L'associazione “Friends and family of Nisei veterans” è nata per onorare i veterani nippo-americani, preservandone il lascito e raccontando le loro storie. Ai Nisei, che hanno servito nella seconda guerra mondiale con il 100° Battaglione di fanteria nel 442° Reggimento e nel Servizio intelligenza militare (Mis), è stata recentemente conferita la medaglia d'oro del Congresso.
La delegazione, composta da una cinquantina di persone, sarà ricevuta dall’amministrazione comunale e parteciperà ad un’iniziativa in piazza D’Annunzio alle 10.30, durante la quale il sindaco di Suvereto Giampaolo Pioli consegnerà al presidente dell’associazione, Brian Yamamoto, una targa ricordo della visita e riceverà dal presidente la riproduzione della medaglia d'oro del Congresso degli Stati Uniti. Il programma prevede un intervento del professor Ivano Tognarini che rievocherà gli eventi di quei tragici giorni, mentre lo storico americano Tom Graves presenterà il suo libro “Due volte eroi: i veterani Nisei d'America della Seconda Guerra Mondiale e Corea”. Nel pomeriggio, nel borgo di Belvedere, sarà scoperta un’epigrafe in ricordo della battaglia e deposta una corona d’alloro. « Si tratta di un’occasione importante – secondo il sindaco Giampaolo Pioli – per rievocare quei giorni, che furono tragici, ma che segnarono anche l’inizio di una nuova era di speranza da cui c’è bisogno di trarre insegnamento oggi più che mai».
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