Il Tirreno

In 600 sflilano sotto la pioggia di Roma

In 600 sflilano sotto la pioggia di Roma

Preoccupazione e speranza si mischiano nei sentimenti dei siderurgici in lotta per la sopravvivenza

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ROMA. Alcuni sono saliti sul pullman ancora col carico della fatica del turno di notte. Dieci bus, oltre 600 lavoratori sono partiti all’alba di ieri per manifestare per le via di Roma in difesa della siderurgia, ma soprattutto per allontanare il rischio della perdita del loro posto di lavoro. Molti volti giovani e tra loro qualche donna, perché ormai l’età media dei lavoratori siderurgici è bassa, dopo la valanga di prepensionamenti e mobilità incentivata. Giovani che sanno che, se il lavoro lo perdono ora, non lo ritroveranno forse più. E il pericolo è vicino, a giugno, quando il commissario Nardi presenterà il piano industriale Lucchini senza sapere se sarà in grado di mantenere l’attività produttiva.

Il rigido servizio d’ordine ha imposto di fare entrare i pullman a Roma divisi in due scaglioni. In piazza dell’Esquilino i lavoratori di Piombino si sono mischiati a quelli di Trieste, Lecco e Condove. Ma c’erano anche delegazione dell’Ilva di Genova e Novi Ligure: il preludio di quella che a breve potrebbe diventare una grande manifestazione nazionale della siderurgia.

Sotto la pioggia incessante il corteo ha raggiunto piazza Santi Apostoli. Lì hanno atteso per ore che qualcuno portasse notizie sull’incontro con il presidente della Camera Laura Boldrini e con il nuovo ministro dello Sviluppo economico Flavio Zanonato.

Esiti positivi per i sindacati nazionali e locali, accolti con un lungo applauso nella piazza. Ma bastano? In effetti i lavoratori hanno avvertito una maggiore vicinanza delle istituzioni. Le parole della presidente Boldrini, «il lavoro è il tema numero uno» è come se avessero sintetizzato due anni di battaglie dei lavoratori piombinesi in difesa della loro industrie «il lavoro che c’è, prima di tutto».

Rinfrancati, forse con un nuovo carico di speranza che tuttavia non riesce a cancellare tutte le preoccupazioni. «Di tavoli ne abbiamo visti tanti – si commenta sui pullman sulla strada del ritorno – ma non dobbiamo fermarci qui. La lotta, le iniziative devono continuare perché i tempi stringono e a luglio non ci potrebbero essere più risorse per mantenere in vita la Lucchini».

Slancio, entusiasmo che ha sfidato disagi e maltempo. Si riesce anche a sorridere, a prendersi in giro simpaticamente tra compagni di lavoro. Ma poi spunta la domanda? «Basta tutto questo per tranquillizzare mia moglie e i mie figli stasera?». (g.p.)

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