Gioco
I sindacati regionali bocciano l’intesa su personale e lavoro
Sconfessate di fatto le sigle provinciali di Cisl e Cgil che avevano firmato l’accordo con la direzione dell’Asl
PIOMBINO. Stroncatura sonora. I vertici regionali dei sindacati confederali della Funzione pubblica bocciano la determina dell’Asl sulla nuova organizzazione del lavoro. E, automaticamente, sconfessano Cisl e Cgil provinciali che avevano sottoscritto l’accordo con la direzione aziendale. La Uil non aveva firmato, individuando elementi di criticità forti. In contrasto con il contratto.
La posizione coincide con quello che i segretari generali della Toscana, Antonio Lazzaro (Cgil), Marco Bucci (Cisl) e Mario Renzi (Uil) hanno affermato nella lettera appena indirizzata a Monica Calamai.
Alla direttrice viene chiesto di modificare la determina con l’apertura di un negoziato in grado di armonizzare la nuova organizzazione con i diritti acquisiti dai dipendenti.
A non convincere sono soprattutto le novità relative ai coordinatori infermieristici. Gli attuali vengono sollevati dall’incarico, al di fuori delle norme contrattuali. Le quali prevedono tassativamente che la revoca possa avvenire solo in due casi: la cancellazione del posto e una valutazione negativa dell’operato, scritta e motivata. Due presupposti assenti.
Si aggiungono scollamenti salariali tra la nuova organizzazione e la normativa, e per l’individuazione di coordinatori che ne gestirebbero altri. Questo avverrebbe con le nuove aree operative, frutto dell’accorpamento di reparti - come blocco operatorio, pronto soccorso e terapia intensiva - che condurrebbe alla stesura di una pianta organica unica. Le scoperture sarebbero affrontate all’interno della stessa area, tagliando fuori dalla possibilità di trasferimento tutti gli altri lavoratori. «La determina Asl - scrivono, tra l’altro, i segretari regionali - innesca una dinamica che va nel senso opposto alla valorizzazione delle competenze acquisite sul campo, sulle quali c’è stato un investimento formativo e organizzativo».
Le nuove aree non sono previste a Livorno. Lo sono, invece, a Villamarina e Cecina. Questo induce perplessità in chi teme che, alla fine, questi ospedali siano destinati a trasformarsi in zonali. Strutture in cui l’attività chirurgica sarebbe limitata ai casi più da ambulatorio che da sala operatoria. Perchè nel primo caso, ogni infermiere ha la formazione di base necessaria per intervenire (l’esempio è quello della classica cisti). Nel secondo, servono preparazioni più specialistiche in funzione della complessità degli interventi.
Attualmente solo il 5% dei casi, i più complicati, non viene operato a Piombino. La grande maggioranza viene gestita qua, nei 30 posti di chirurgia, 17 dei quali riservati alla week surgery (tre-quattro giorni di ospedalizzazione) e 13 per le degenze più lunghe.
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