Il dolore
Niente cedimenti: «Qui la Concordia»
Il ministro dell’ambiente Orlando conferma la volontà del governo di fare le opere in porto e far arrivare la nave
PIOMBINO. Cambia il governo ma la linea resta la stessa. Il relitto della Costa Concordia deve essere demolito nel porto più vicino. Lo ha ribadito ieri il neo ministero dell’Ambiente Andrea Orlando a Piombino, dove è arrivato dopo aver sorvolato in elicottero il cantiere del Giglio ed incontrato le autorità dell’isola. Una riunione a porte chiuse nella sala del consiliare con il sindaco Gianni Anselmi, il presidente della Regione Rossi, il presidente dell’Autorità portuale Luciano Guerrieri, tra un pubblico di addetti ai lavori, tra i quali il commissario straordinario della Lucchini Piero Nardi. Poi l’incontro con la stampa. «La Concordia non deve stare all’orizzonte dell’Isola del Giglio il prossimo anno. Entro settembre il raddrizzamento della nave e, con la fine dell’anno, contiamo di traguardare l’ipotesi del suo trasferimento, condizioni meteorologiche permettendo».
Un progetto a doppio filo. Da una parte il decreto del governo uscente che riconosce Piombino come area di crisi industriale complessa, stanziano 110 milioni per lo sviluppo del porto, dall’altro il superamento dell’emergenza Concordia. Il problema quello cercare di non arrivare tardi all’appuntamento.
«Ciò che non vogliamo – ha sostenuto il ministro – è che non ci siano certezze sui tempi e che la nave non faccia troppa strada nel Mediterraneo. Ridurre il tragitto significa ridurre il rischio. Non vogliamo che la vicenda si chiuda in un porto del terzo mondo, dove non ci sono controlli sulla sicurezza e sull’ambiente. Piombino – ha proseguito – è il porto più prossimo ed è una realtà in cui possono inserirsi iniziative e specializzazioni nuove nel sistema portuale». Ed è per questo che Orlando ritiene molto importante che il decreto intrecci le diverse dimensioni: «Il rilancio produttivo si può legare al miglioramento delle qualità ambientale e sociale allo stesso tempo».
Ed era stato già prima il sindaco Anselmi a sottolineare le possibili interferenze positive tra il decreto, con lo sviluppo del porto, la strada e le bonifiche «che rappresentano un’opportunità per rendere l’area più competitiva» con la «possibile soluzione che per questi effetti si può dare alla soluzione dell’emergenza al Giglio».
Oltre ai 110 milioni per finanziare le nuove opere portuali, il decreto svincola dal progetto dell’autostrada tirrenica la realizzazione del primo stralcio della bretella di collegamento con il porto, opera con un costo previsto di 50 milioni che resta in carico alla Sat. I prossimi passi saranno dunque l’approvazione del progetto della strada da parte del Cipe e la firma dell’intesa interistituzionale che dovrà precisare i progetti per il porto e il dettaglio finanziario.
«La Costa Crociere – ha precisato il ministro Orlando – entro giugno dovrà presentare il progetto di smaltimento del relitto, indicando anche il porto, e la governo spetterà il giudizio sul rispetto delle condizioni di sicurezza».
L’attuazione del decreto marcerà tuttavia su un binario parallelo. Il compito del presidente della Regione Rossi, nominato commissario straordinario per la realizzazione delle opere nel porto di Piombino, sarà quello di far incontrare di due percorsi nel momento giusto. Realisticamente ci vorranno almeno due mesi per completare le procedure amministrative ed almeno otto per i lavori. Ce la farà?
«Bisogna essere ottimisti – sostiene il presidente Rossi – ho buoni motivi per ritenere che i tempo possono coincidere. Certo, sarebbe stato meglio che il decreto fosse arrivato ad ottobre, quando abbiamo presentato il progetto. Abbiamo scommesso fin dall’inizio sui porti di Livorno o Piombino. La Regione ci ha messo tutto il suo impegno, ci metterà soldi e anche la faccia del suo presidente».
Il decreto ha un valore in sé, indipendentemente dalla Concordia, continua a sostenere Rossi. Che ha annunciato una sua prossima missione a Bruxelles, insieme al sindaco Anselmi, per affrontare un tema che la Ue non si è ancora posta, quello di indicare dove e come smaltire grosse navi. Una prospettiva nuova che si potrebbe aprire per il porto di Piombino. Un polo per la grandi demolizioni che secondo Rossi porterebbe in Toscana lavoro di qualità e non certo residuale.
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