Il Tirreno

Scende al 4,7 per mille l’Imu prima casa

Il Comune rivede le aliquote anche se il destino dell’imposta appare ormai molto incerto

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PIOMBINO. Il destino dell’Imu è quanto mai incerto dopo che il governo ha annunciato la sospensione del pagamento della rata giugno, anche se ancora non è chiaro se in vista di una rimodulazione o di una totale abolizione dell’imposta per la prima casa. Nonostante ciò ieri il consiglio comunale ha approvato una revisione delle aliquote, portando dal 5 al 4,7 per mille quella per la prima casa. Tassa iniqua, l’hanno definita tutti, anche se l’assessore alle finanze Giuliani ha sottolineato la necessità, nel caso della sua abolizione, di garantire risorse ai Comuni.

L’anno scorso il Comune dall’Imu ha incassato poco meno di 12 milioni. Una cifra, come ha spiegato Giuliani, che sarebbe destinata a ridimensionarsi per effetto delle nuove disposizioni. Lo Stato lascerà infatti per intero ai Comuni il gettito per le seconde case, ma si riprenderà per intero quello per le attività produttive (industrie, alberghi, banche opifici). Una prospettiva che avrebbe fortemente svantaggiato Piombino, dove poche sono le seconde case mentre estesa è l’attività industriale.

Così il Comune ha deciso di sfruttare al massimo la possibili di aumentare fino al 3 per mille, rispetto al minimo del 7,6, l’Imu per le grandi aziende e le banche, utilizzando il maggior gettito in parte per diminuire l’aliquota per la prima casa e in parte per costituire un fondo sociale di 250 mila euro per abbassare l’Imu al 2 per mille alle categorie più colpite dalla crisi ( disoccupati, esodati, cassintegrati o comunque soggetti in reale difficoltà), ed aiutare le piccole imprese.

Per la prima casa i piombinesi pagheranno (se l’Imu resterà) il 4,5 per mille anziché il 5 dell’anno scorso. Passa dal 6 al 5 anche l’aliquota per immobili in affitto concordato. Restano all’8 le seconde case che, nel caso di affidamento ad un familiare scendono al 6. Aliquota massima (10,6) per gli alloggi lasciati sfitti. Il minimo (1 per mille) è previsto per i fabbricati rurali.

Provvedimento generalmente apprezzato anche se con qualche distinguo. Mosci dell’Idv avrebbe preferito portare al 5 le abitazioni in affitto concordato e le seconde case dall’8 al 9. Ad Amerini, che ha duramente criticato la tassa per la prima casa, la diminuzione al 4,7 appare ridicola ed ha sostenuto che ci sarebbero le condizioni per farla scendere al 4. Della stessa idea Coppola (Udc) che ha fatto rilevare uno scarto di ben 4 milioni in più tra le previsioni dell’anno scorso e le entrate. Soddisfatto, anche se ritiene il provvedimento superato, Checcoli del Prc. Meno Gelichi (AP), perplesso sull’aggravio su grandi aziende e banche.

Tutto inutile per Pazzaglia (Pdl), che confida in una eliminazione dell’Imu prima casa da parte del governo.

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