Il dolore
«Nel 2014 rischi se non ci si rinnova»
Fabiani: so di essere in discussione, resto fino al congresso. Divisioni sul dopo-Anselmi: Giuliani non piace alla nomenclatura
PIOMBINO. Mentre il Governo Letta si appresta a iniziare il suo lavoro, il Pd prova faticosamente a risollevarsi dalle ultime vicende locali: meno 13 per cento in città alle elezioni politiche, bocciatura nel referendum sul Comune unico all’Elba, dove il partito era promotore del sì, segnali di malessere diffuso (per usare un eufemismo) a Suvereto, dove il referendum di settembre sulla fusione con Campiglia rischia di trasformarsi in un’altra debacle.
Senza soffermarsi poi sui persistenti mal di pancia interni legati allo stop alla candidatura di Gianni Anselmi alle politiche e alla gestione del caso, e sul fastidio che al gruppo dirigente, bersaniano di ferro, provoca la crescita di popolarità di Renzi e di conseguenza del gruppo piombinese che si richiama al sindaco di Firenze, guidato da Martina Pietrelli.
Pericolosa avversaria alle elezioni per il sindaco nel 2014, nel caso in cui alle primarie l’attuale gruppo dirigente del Pd scegliesse di opporle un candidato proveniente dall’apparato.
Belle rogne per il segretario Valerio Fabiani, a meno di un anno dalle elezioni amministrative, e a pochi mesi dal congresso da cui il Pd proverà a ripartire dopo le dimissioni di Pierluigi Bersani.
Il segretario per ora tiene bòtta, almeno nelle dichiarazioni ufficiali, anche se sa che nel partito non manca certo il malumore, e che c’è chi pensa già a ricostruire il partito, ma senza di lui.
«Certo che mi sento in discussione, na farò il mio lavoro fino al congresso – spiega Fabiani – e poi vedremo. Se mi ricandiderò alla guida del Pd? Non lo so, vedremo, dico solo che se il partito non cambia farò le mie riflessioni».
Fabiani infatti dice di pensare solo a questo, «al rinnovamento del partito, che non significa solo cambiamento di leadership, ma soprattutto capacità di essere voce dei territori, che devono contare più delle correnti, e di chiarire la nostra identità, quella di un partito dove l’equità e le politiche del lavoro devono essere al centro dell’iniziativa».
Nessun riposizionamento verso l’area renziana, giura il segretario, che anzi sembra più interessato alle proposte di Fabrizio Barca: «Lo ascolto con curiosità – dice riferendosi all’ex ministro della coesione territoriale – ma sinceramente se alla fine il confronto fosse tra lui e Renzi cercherei un’altra via... Ci sono molte energie nuove nel partito, ma sono convinto, ripeto, che al congresso si troverà una soluzione, se sapremo discutere in modo libero e franco».
Certo è che, nel Pd la posizione di Fabiani è in discussione non solo per i risultati elettorali (in particolare pr in una roccaforte come San Vincenzo) ma anche per l’accusa di scarsa incisività nelle scelte di fondo, e per la perdita del partito della capacità di guidare una politica di zona unitaria, ormai decisamente tramontata.
Pur se in questo caso, nel Pd le responsabilità non vengono addossate esclusivamente a Fabiani ma arrivano a coinvolgere il sindaco Gianni Anselmi, nemico dichiarato dell’Unione dei Comuni, che considera un inutile carrozzone, e fautore-promotore del passaggio a Sud del comune di Piombino, di cui nel partito poco o nulla si è discusso.
Tutti elementi che fanno pensare a uno scollamento molto pericoloso per le prossime amministrative, in una zona dove il Pd mai è stato nemmeno sfiorato dall’idea di un ballottaggio per l’elezione dei sindaci.
Con l’astensionismo crescente e l’incognita dei Cinque Stelle, Fabiani del resto si dice consapevole del fatto «che nel 2014 si rischia se non si cambia».
Qualcuno pensa che a Piombino potrebbe essere proprio il segretario a candidarsi alla successione di Gianni Anselmi.
Lui glissa: «Io in corsa per fare il sindaco? Non credo, ora penso solo al Pd. A questo proposito dico però che forse non è chiaro a tutti, ma qui le alternative non mancano, perché sta avanzando un nuovo gruppo dirigente, dentro il partito ma anche nell’associazionismo e nel volontariato».
Sui nomi ovviamente Fabiani non si sbilancia, ma è difficile anche immaginarsi il possibile successore di Gianni Anselmi scorrendo il profilo di coloro che attualmente fanno parte degli organismi dirigenti.
Così, per la candidatura a sindaco, in città circola con convinzione un solo nome: quello dell’assessore al bilancio e finanze Massimo Giuliani, recordman di preferenze alle ultime elezioni, personaggio in grado di coniugare l’esperienza fatta come amministratore in un ruolo estremamente delicato, con l’indiscutibile popolarità di cui gode.
Ma, sul suo nome, ci sarebbero molte riserve in una parte dell’attuale gruppo dirigente. Che, non è un mistero, non lo ritiene adatto al ruolo. Forse perché, in effetti, tutto è meno che un uomo dell’apparato.
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