Sicurezza
«Quel relitto va demolito a Palermo»
Proposta di Faraone (Pd). Legambiente: per le rottamazioni un sito in italia competitivo con l’India
PIOMBINO. Sulla Concordia a Piombino, come pure avverte anche il presidente Rossi, l’offensiva degli altri pretendenti non è finita. Ieri infatti è tornata alla carica Palermo, con le dichiarazioni del deputato del Pd Davide Faraone, che ha chiesto al governo, al presidente della Regione Sicilia Rosario Crocetta e al sindaco palermitano Leoluca Orlando «di avanzare una proposta concreta per proporre il porto di Palermo quale sito più adatto per le operazioni di recupero e rottamazione del relitto della Costa Concordia».
Secondo Faraone «con la grave crisi del Paese non possiamo permettere stanziamenti milionari per adeguare il porto di Piombino, quando esistono porti già attrezzati e preparati ad accogliere il relitto. Attrezzare un sito portuale, magari nel Mezzogiorno - conclude il deputato - potrebbe essere una grande opportunità per rilanciare un importante settore dell’industria italiana, attualmente in ginocchio nonostante gli impianti e le maestranze di altissima qualità«.
Legambiente, attraverso le parole di Sebastiano Venneri, responsabile del settore mare di Legambiente, pone un’altra questione più generale: «Sarebbe ora che i paesi industrializzati, ma il nostro soprattutto, si facessero carico seriamente dei problemi legati alla rottamazione delle grandi navi che finora sono stati scaricati sulle spiagge indiane, con profitti spropositati per gli armatori e costi enormi sia in termini ambientali che per la salute dei lavoratori impegnati in quest’opera«.
Venneri sposa quindi la proposta fatta da un altro deputato del Pd, Michele Anzaldi, cioè quella di non guardare all’operazione Concordia come «un osso da rosicchiare», ma piuttosto «attrezzare per la demolizione almeno un sito in Italia rendendolo competitivo con i siti turchi o del Sud-est asiatici».
Per Venneri infatti «è noto che tutte le navi del mondo vengono smaltite in India con scarse misure di tutela dell’ambiente e dei lavoratori. Una vergogna che nel terzo millennio non si può più consentire. La normativa europea attualmente in discussione, che obbligherebbe finalmente gli Stati membri a stilare una lista di cantieri attrezzati a questo scopo, deve rappresentare l’occasione per affrontare questo problema e individuare, anche nel nostro Paese, siti idonei al trattamento finale delle navi».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
