Il Tirreno

Banche, le imprese chiedono più credito

di Francesca Lenzi

Aumentano i depositi negli istituti, mentre il sostegno finanziario non basta a un territorio sempre più in crisi

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PIOMBINO. La recessione finanziaria che tormenta il Paese ormai da quattro anni sembra aver colpito ogni settore e soggetto in campo: dal commercio all’industria, dall’imprenditore all’operaio, attraverso un’involuzione economica i cui effetti si risolvono spesso e volentieri nella chiusura di aziende e nella perdita del lavoro.

In questo scenario di forte difficoltà è singolare la situazione che emerge dal mondo bancario. Negli ultimi anni i depositi degli istituti di zona, ma non solo, sono aumentati in modo costante. Per capirsi, se nel 2009 i soldi messi nelle banche piombinesi erano 272 milioni di euro, nel 2012 sono stati registrati 290 milioni di euro. Dato in calo invece a Campiglia tra il 2009 e l’anno successivo, dove da 126 milioni di euro si è passati a 121, così come a San Vincenzo che è sceso da 62 milioni a quasi 60. In tutti casi comunque tra il 2011 e il 2012 c’è stato un sostanziale incremento del denaro depositati da cittadini e imprese negli istituti del territorio. A Piombino la percentuale di aumento è del 9,2%, mentre a Campiglia si parla del 4%, e a San Vincenzo addirittura del 16,1%. I numeri arrivano direttamente da Bankitalia, dove alla voce “depositi” rientrano tutti i quattrini affidati alle banche da correntisti e imprese: conti correnti, conti deposito, libretti, investimenti e titoli. Come mai in un periodo di crisi come quello che stiamo vivendo le banche non soffrono una disponibilità economica che si presenta al contrario in ascesa? Difficile rispondere in modo completo e indiscutibile, ma si fanno avanti diverse plausibili ragioni di fronte al fenomeno. Proprio la congiuntura di palese incertezza finanziaria potrebbe aver indotto i contribuenti a tenere al sicuro i propri risparmi. Nello specifico l’indeterminatezza del mercato insieme all’inasprimento sulla tassazione degli immobili ha portato ad un minor interesse sull’acquisto della casa, mentre dal lato imprenditoriale, tra le poche aziende che nel periodo stanno registrando utili appare plausibile l’idea di bloccare la propria liquidità in previsioni di una depressione dell’attività. Di contro c’è tutto un tessuto, soprattutto d’impresa, che fatica ad accedere al credito. Alla voce “impieghi” proposta dai dati di Bankitalia confluiscono i soldi erogati dalle banche a cittadini e ad aziende, a partire dai mutui fino ai prestiti e finanziamenti. Prendendo in esame gli ultimi due anni, nel Comune di Campiglia si è registrato un calo importante: dai 350 milioni erogati nel 2011, si è passati ai 341 milioni del 2012. In diminuzione i finanziamenti anche di San Vincenzo: 166 milioni nel 2011, 165 l’anno successivo. A Piombino invece, all’aumento dei depositi è corrisposta anche una crescita nei finanziamenti: 622 i milioni erogati nel 2011, addirittura 691 quelli relativi al 2012. Vero è che in generale è in aumento la complessità dell’accesso al credito, soprattutto in quei casi di maggiore necessità. D’altra parte le banche hanno instaurato negli ultimi 4-5 anni regolamentazioni sempre più rigide in risposta a due fenomeni in crescita: la conclamata crisi economica e la difficoltà in aumento nel sostenere le rate del finanziamento. A fronte degli sconfinamenti dei clienti, le banche hanno così l’obbligo di accantonare cifre sempre più importanti. In questo senso rientra Basilea3, nuovo schema di regolamentazione sul rafforzamento di vigilanza e rischio che implica inevitabilmente standard e vincoli di liquidità sempre più severi. Il discorso delle banche è chiaro: non siamo noi a non voler concedere credito ma, di fronte anche a una concreta liquidità, siamo costretti ad a concedere finanziamenti solo a coloro che, secondo le nostre indagini, sono in grado di restituirli. Semplice, detta così. In realtà spesso e volentieri la rigidità di pensiero degli istituti bancari si scontra con l’esigenza sempre più urgente di cittadini e imprese. «La violenza della crisi pone in maniera sempre più stringente il problema dell’accesso al credito delle micro, piccole e medie imprese – spiega Antonio Baronti, presidente Confesercenti Piombino e vicepresidente Confesercenti Provinciale – Nel 2012 i prestiti delle banche a imprese e famiglie sono diminuiti di quasi 50 miliardi di euro. Questo significa che i 200 miliardi che il sistema creditizio ha preso in prestito dalla BCE a condizioni agevolate è finito perlopiù in titoli di stato italiani, investiti nel debito pubblico. Nonostante la liquidità in più che le banche si sono assicurate nell’ultimo anno, l’istituto bancario continua a giocare in difesa, sostenendo che il problema del credito alle imprese non è una questione di quantità ma di qualità». «Sempre più sono le aziende che segnalano condizioni peggiorate nell’accesso al credito – continua Baronti – Oltre il 56% nell’ultimo anno ha chiesto alle banche un ampliamento dei propri affidamenti e solo il 36% ha avuto risposta affermativa. Come Confesercenti siamo a fianco delle aziende e ci auguriamo che sia reso sempre più fruibile il fondo centrale di garanzia; chiediamo inoltre al sistema bancario di andare oltre il semplice merito creditizio, mitigando la rigida applicazione delle direttive sul calcolo degli indicatori finanziaria dell’azienda».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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