Sicurezza
Fusione bocciata alle urne, corsa agli accorpamenti
Comuni alle prese con il rebus delle gestioni associate per togliersi dai guai Le due Rio non sanno con chi spartire i servizi, l’ovest pensa a un Comune solo
PORTOFERRAIO. Il Comune unico non è la soluzione per i problemi di governabilità dei Comuni dell’isola. Non è un giudizio di merito ma è la risposta, chiara se si guardano i numeri, che i cittadini elbani hanno dato al referendum sulla fusione dei Comuni, votando in modo schiacciante per il no. Quasi 12mila votanti hanno partecipato alla consultazione, di cui il 60% ha bocciato la legge di iniziativa popolare. L’analisi del voto a mente fredda non può discostarsi dalle prime impressioni. Le associazioni di categoria, motore del comitato del sì, per ora si astengono dal commentare.
E adesso? Dopo mesi di confronto serrato l’Elba torna al punto di partenza, con le urne che - ovviamente - non hanno scacciato magicamente i problemi crescenti che affliggono i Comuni dal più grande Portoferraio, alla più piccola Marciana Marina. Per i sindaci la nuova sfida obbligata, tutt’altro che semplice da vincere, è quella delle gestioni associate. Già dal dicembre del 2012 i Comuni con meno di 5mila abitanti (3mila per i territori ricadenti nelle ex Comunità montane) avrebbero dovuto - alcuni lo hanno già fatto - accorpare tre funzioni fondamentali. Entro fine dicembre 2013 dovranno invece essere associate le 10 funzioni fondamentali (dal catasto, all’urbanistica, fino alla polizia municipale e la protezione civile). Il caso della gestione associata del turismo, creata dai Comuni elbani e mai entrata in funzione è il caso limite che non deve essere emulato, per scongiurare un’immobilità di cui il territorio dell’isola non ha bisogno.
Mi associo, ma con chi? Le funzioni fondamentali devono essere accorpate, dunque. Ma le difficoltà sono dietro l’angolo, soprattutto per le realtà più piccole. Prendiamo Rio nell’Elba e Rio Marina: insieme non raggiungono la quota dei 5mila abitanti, che le gestioni associate devono raggiungere per legge. Quindi devono per forza guardare altrove per onorare la legge che, come detto, impone l’accorpamento di dieci funzioni dentro fine 2013. Da una parte c’è Capoliveri che, superando quota 3mila abitanti, non è obbligato a fondere le funzioni e, come precisato dallo stesso Barbetti, non è intenzionato a fare le gestioni associate. Così Rio Elba e Rio Marina si sono rivolte a Porto Azzurro. I tre Comuni hanno trovato un accordo sulle funzioni della scuola e della protezione civile, ma sulla polizia municipale Porto Azzurro ha detto no. A quel punto i Comuni minerari hanno provato a stringere un patto con Portoferraio, patto che non è andato in porto. «Siamo rimasti con il cerino in mano, forse con Porto Azzurro ripiegheremo con la gestione associata sui servizi sociali, ma siamo ad aprile – racconta il sindaco di Rio nell’Elba Danilo Alessi – a dicembre 2013 dovremo accorpare le altre funzioni, ovviamente quelle più complicate. Non siamo nelle condizioni di poter rispettare la legge: il rischio è che inizino ad arrivare le sanzioni fino al commissariamento delle funzioni. E se si aggiunge il patto di stabilità, allora sì che la situazione diventa ingovernabile».
No a questa fusione, però... Il Comune unico è un’ipotesi tramontata, ma la necessità di fondersi è - comunque - un imperativo per i Comuni. Tant’è che, mentre il voto del referendum è ancora caldo, prende corpo l’ipotesi di una fusione, in un futuro prossimo, dei comuni del versante occidentale. «Abbiamo già avuto degli incontri con i sindacati – spiega il sindaco di Marciana Marina, Andrea Ciumei – il Comune unico era un progetto sbagliato, altri tipi di fusione possono invece essere presi in considerazione, ci stiamo muovendo».
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