Il Tirreno

Militanti occupano il circolo del Pd

Militanti occupano il circolo del Pd

La rielezione di Napolitano non frena il malumore: «La base voleva il sostegno alla candidatura di Stefano Rodotà»

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PIOMBINO. La decisione è stata improvvisa, anche se malumore e frustrazioni covavano da tempo. Alcuni militanti ieri pomeriggio hanno simbolicamente occupato il circolo del Pd “2Giugno” al Perticale. Un gruppetto di cinque persone, all’inizio, anche se poi ne sono arrivati alla spicciolata altri. Bandiere al vento e uno striscione all’ingresso “Occupy Pd”. Tra loro c’è anche il segretario dell’Unione comunale Daniele Mercati, che non partecipa ma neanche appare dispiaciuto dell’iniziativa.

La rabbia che sta scuotendo il Pd ha raggiunto il culmine venerdì, dopo che i 101 deputati hanno bloccato la candidature di Romano Prodi. Ma è fin dall’inizio di questa vicenda che sta montando. «Non abbiamo niente contro Napolitano, ma non comprendiamo l’ostinata volontà del gruppo dirigente di ignorare la candidatura di Stefano Rodotà, un alta personalità della politica, uno di nostri», dice Rinaldo Barsotti – che del circolo è anche il coordinatore.

La protesta è montata in queste ore anche sui social network, sotto i post di Silvia Velo, parlamentare eletta in Val di Cornia, e del presidente della Regione Enrico Rossi. I grillini incalzano infilando altri cunei nelle crepe del Pd: «Perché no Rodotà»?

«Siamo indignati. Vogliamo far vedere la sofferenza che c’è nella base del partito – dice Davide Leonelli. Sono in corso elezioni nel Friuli e a Roma, che credibilità stiamo offrendo alla gente». Un frattura difficile da recuperare tra la base ed il gruppo dirigente. Lo fa capire La giovane Valentina Brancaleone che da poco si è avvicinata al Pd piena di entusiasmo. «È stato commesso un errore dietro l’altro – dice – per non voler ascoltare la base. Qualcosa ora deve cambiare, non c’è comunicazione tra il gruppo dirigente e la base».

Una ragione della protesta che non sfugge al segretario della Federazione del Pd Valerio Fabiani. Anche lui si dichiara «sconcertato e un po’ disorientato dalla conduzione di tutta questa vicenda e dal fallimento del gruppo dirigente».

Le telefonate e le email che in questi giorni sono arrivate in via Marco Polo non si contano. «Faremo assemblee in tutti i circoli all’inizio della prossima settimana, superata l’urgenza di dare al Paese un presidente della Repubblica».

Come uscire da questa situazione? «Sono saltati tutti gli schemi – sostiene Fabiani – non ci sono più bersaniani o renziani ma solo un partito da ricostruire. Bersani si è fatto carico del fallimento, ma la responsabilità e del gruppo dirigente. Bisogna impedire questo rappresenti la fine di un progetto politico».

Fabiani mette piuttosto l’accento sul modello del partito che è stato costruito. «Bisogna capire come le diverse anime possono stare insieme e non è certo con i capi corrente che riuniscono separatamente i propri seguaci che si può fare. Abbiamo bisogno di un confronto vero – aggiunge il segretario – che non sia dato dall’occasione dell’elezione di un presidente o dalla volontà di fare l’ennesima conta. Il congresso era in programma per ottobre, ma è chiaro che ora la situazione impone di spingere sull’acceleratore».

I renziani non sembrano intenzionati ad approfittare più di tanto del marasma. «È come sparare sulla Croce rossa – dice Marina Pietrelli – coordinatrice del gruppo “Adesso Piombino”. È chiaro che è stato un disastro senza proporzioni, mi dispiace tantissimo. Quel che è successo, tuttavia, dimostra ancora una volta la necessità di rifondare il partito. Il gruppo dirigente che non è stato all’altezza deve andar via».

La gente voleva un cambiamento e invece siamo tornati indietro anche rispetto al progetto iniziale del Pd di Veltroni. Occorre cambiare il modo di essere partito – conclude Pietrelli – aprire un confronto vero, una battaglie di idee e non di persone. C’è bisogno di chiarezza sulla linea politica e la possibilità di elaborarla ed esporla». 

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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