Gioco
«Votiamo per il no, il nostro futuro lo scegliamo noi»
MARCIANA MARINA. È uno dei comuni più piccolo d’Italia per estensione. Solo 5,66 chilometri quadrati, per un totale di 1993 abitanti, di cui una buona parte sono però residenti all’estero. Stiamo...
MARCIANA MARINA. È uno dei comuni più piccolo d’Italia per estensione. Solo 5,66 chilometri quadrati, per un totale di 1993 abitanti, di cui una buona parte sono però residenti all’estero. Stiamo parlando di Marciana Marina, uno dei tre comuni del versante occidentale dell’isola, le cui amministrazioni reggenti sono compatte per il no al Comune unico. Andrea Ciumei, sindaco del piccolo comune e alla sua seconda legislatura, non ha mai avuto dubbi nel contrastare il progetto di Comune unico e la stessa legge di iniziativa popolare.
Sindaco, perché è così importante che gli elbani domani si rechino alle urne?
«Perché è in gioco il nostro futuro e non possiamo accettare che con una legge composta da otto articoli si decida l’assetto del futuro nella nostra isola. Inoltre non possiamo accettare che il voto espresso da una minoranza stabilisca la struttura istituzionale di tutti gli elbani. Insomma, andare a votare, è un obbligo per i cittadini che vogliono bene all’isola».
Qual è il vantaggio più evidente che l’Elba potrà ottenere se vincerà il no?
«Innanzitutto votando no avremmo la possibilità di decidere il nostro futuro, evitando il fatto che sia un commissario a decidere per tutti, su disposizione di qualcuno e contro il volere dei cittadini elbani. Come, peraltro, stabilisce la stessa legge di iniziativa popolare».
Mi indichi il vero punto debole del comitato del sì al Comune unico.
«Raccontano da mesi tante fantasie, mentre le uniche cose reali sono quelle scritte nella legge che propongono. Tutto il resto non può essere dimostrato. Gli elbani non possono fidarsi».
Come vede l’Elba del futuro, qualora dovesse vincere il no al referendum?
«Ci tengo a precisare che sono solo i consigli comunali eletti dai cittadini a poter decidere come sarà l’Elba del futuro. Personalmente ambisco a vedere un’Elba occidentale che, nei prossimi anni, possa riunirsi sotto un’unica guida, in modo da rispondere alle esigenze di semplificazione amministrativa senza però andare contro alle necessità dei cittadini. E senza, soprattutto, essere annessi al Comune di Portoferraio, diventandone una frazione».
E qualora invece vincesse il sì, quale sarebbe l’Elba del futuro?
«È un’ipotesi a cui non voglio neanche pensare. Qualora vincesse il sì per l’isola si aprirebbe un periodo di buio, dato da un vuoto istituzionale che si verrebbe a creare in seguito allo scioglimento dei consigli comunali. A quel punto non si saprà più alcunché e l’isola perderà la sua autonomia amministrativa. Sinceramente faccio fatica solo ad immaginare lo scenario che si verrebbe a creare. Ma spero di certo che tutto ciò non avvenga».
Sindaco, a poche ore dal voto è ottimista riguardo all’esito del referendum?
«Se sono ottimista? Sì, certo che lo sono. In fondo sono convinto che i cittadini elbani che amano l’isola facciano la scelta giusta. La sensazione è che la gente abbia capito, e sia contraria a quella proposta di legge e a quel Comune unico».
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