Sicurezza
Evasione fiscale e riciclaggio: 3 arresti
Per la guardia di finanza, la società Moonwalker avrebbe sottratto all’erario 15 milioni di euro, indagate altre 17 persone
LIVORNO. Dici Moonwalker e pensi a Michael Jackson che balla sulla Luna. I responsabili dell’omonima società a responsabilità limitata, al centro della maxi inchiesta della guardi di finanza, si muovevano, invece, con la stessa naturalezza di “Jacko”, in mezzo a società fittizie, paradisi fiscali, identità fantasma e soprattutto in un mare di denaro che sarebbe stato sottratto al fisco.
Tra il 2006 e il 2008 - ad esempio - la società informatica con sede nel centro di Piombino e collegata con la Svizzera avrebbe emesso fatture a negozi di mezza Italia per 40 milioni di euro di prodotti, in particolare hardware, pagando però all’Erario poco più di 50 mila euro di tasse, per un’evasione che si aggirerebbe - secondo una prima stima degli inquirenti - intorno ai 15 milioni di euro.
In manette con l’accusa, tra le altre, di associazione per delinquere finalizzata alla bancarotta fraudolenta, falso e riciclaggio, sono finite tre persone: Pierangelo De Gennaro, 42 anni, commercialista, considerato dagli investifatori della Finanza la mente dell’organizzazione, Stefano Cioni, 61 anni, ragioniere, ed Ewelina Kazimiera, 41 anni, cittadina polacca ritenuta una stretta collaboratrice del Cioni.
«I primi due sono in carcere – spiegano gli inquirenti – mentre per la donna il giudice ha disposto gli arresti domiciliari». Oltre a loro sono diciassette le persone indagate tra Piombino, Campiglia, Lucca, Pescia, Ancona, Roma e Olbia. Tra questi compaiono altri tre commercialisti.
L’inchiesta del nucleo tributario della Finanza livornese, coordinata dal pubblico ministero Massimo Mannucci, è iniziata oltre un anno fa quando la società è stata dichiarata fallita e gli investigatori hanno riscontrato alcune presunte irregolarità.
Scavando infatti in conti, fatture e visure camerali, è venuto fuori che la Moonwalker srl aveva trasferito la propria sede da Piombino a Parma e durante il “trasloco” erano emersi «mutamenti della compagine sociale ed amministrativa della società che sarebbe stata composta da una persona fisica inesistente e da una persona giuridica anch’essa inesistente, che sarebbe stata amministrata, a sua volta, da una cittadina ucraina che si è rivelata uno spettro».
Di fantasmi durante l’inchiesta, i finanzieri ne hanno incontrati molti. Attraverso queste identità rubate, la società madre trasferiva capitali e fondava altre società. Di questi prestanome adesso gli investigatori hanno le carte d’identità falsificate alle quali dovrebbe corrispondere la foto di persone realmente viventi e alle quali gli inquirenti stanno dando la caccia. «L’unica traccia che accomuna queste teste di legno – spiegano gli investigatori – è il nome di battesimo. Tutti infatti si chiamano Massimo, hanno conti intestati e cariche amministrative in alcune società». In un caso, addirittura, uno dei commercialisti indagati ha falsamente attestato l’esistenza in vita di una persona che era invece deceduta pochi giorni prima, segnalando telematicamente alla Camera di commercio il trasferimento fittizio di una quota societaria dal deceduto ad una terza persona.
La guardia di finanza ha ricostruito il complesso sistema di scatole cinesi per cui i ricavi della società finivano su conti corrente di San Marino che poi venivano smistati su conti di altre aziende fittizie dislocate sul territorio nazionale. «Abbiamo trovato tracce di prelievi in contanti anche di un milione di euro».
Determinanti nelle indagini sono state anche le intercettazioni telefoniche attraverso le quali è stato possibile ricostruire legali e responsabilità. In tutto erano ventiquattro le società dislocate in tutto il Paese molte delle quali con sedi inesistenti o in procinto di essere dichiarate fallite.
Oltre agli arresti effettuati sono state eseguite perquisizioni e sequestri di beni immobili per un valore di 2 milioni di euro e quote societarie per un valore nominale di oltre 1,3 milioni.
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