Il Tirreno

IL PROCURATORE CAPO

«Eludendo le tasse facevano anche concorrenza sleale»

«Eludendo le tasse facevano anche concorrenza sleale»

LIVORNO. «Si tratta di una galassia criminale capace, non pagando le tasse all’Erario, di effettuare prezzi di mercato più bassi e quindi di mettere in atto una concorrenza sleale nei confronti delle...

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LIVORNO. «Si tratta di una galassia criminale capace, non pagando le tasse all’Erario, di effettuare prezzi di mercato più bassi e quindi di mettere in atto una concorrenza sleale nei confronti delle aziende che al contrario sono in regola con i pagamenti e con la legge».

Il procuratore capo Francesco De Leo punta il dito sull’etica e sul rispetto delle regole spiegando nel dettaglio l’inchiesta sulla presunta maxi frode fiscale che ha portato all’arresto di tre persone e all’iscrizione nel registro degli indagati di altre 17 persone.

«In un momento di crisi come questo certi frodi danneggiano tutti», prosegue il procuratore capo.

Entrando nello specifico dell’indagine, De Leo spiega: «Un’inchiesta complessa perché oltre alle difficoltà del sistema fraudolento che era stato creato si sono dovute eseguire anche rogatorie all’estero, in Svizzera e a San Marino». Accanto a De Leo c’è il comandante provinciale della guardi di finanza Benedetto Lipari. «Avevano costruito un sistema molto articolato fatto di società fantasma sparse in tutta Italia», dice.

Il sistema Moonwalker lo spiega nel dettaglio il colonnello Walter Mazzei che guida il nucleo tributario delle fiamme gialle che ha condotto l’inchiesta. «La sede amministrativa della società era a Piombino ma la stessa società aveva un magazzino in via Salaria a Roma. Nel 2008 ha chiuso e ha trasferito, o almeno questa era l’idea, la sede a Parma. Il loro piano – va avanti – era quello di effettuare cambiamenti di compagine sociale fino a mettere tutto in testa a persone inesistenti. Così da non permettere né allo Stato né agli altri creditori di aver un interlocutore. Successivamente i ricavi venivano incassati e poi spostati a San Marino dove poi venivano prelevati molto spesso in contanti anche per milioni di euro».

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