Sicurezza
Pozzetti, si tratta per eliminare un piano
Ma l’architetto Cerrina avverte: questa è solo una piccola porzione dell’intervento che trasformerà completamente la zona
PIOMBINO. La seduta della quarta commissione consiliare sul caso del piano edilizio dei Pozzetti si chiude con un verdetto autoassolutorio di partiti, amministratori e tecnici, frutto di una generale ammissione di responsabilità come minimo nella sottovalutazione del progetto edilizio – coperta da giustificazioni di vario tipo – nel segno del ”tutti colpevoli nessun colpevole”.
Una riunione utile comunque per capire la strategia del Comune nel complicato tentativo di risolvere in qualche modo la vicenda, ma anche per sentire il punto di vista (tecnico ma in fondo anche politico) dell’architetto Camilla Cerrina, capo dell’urbanistica. La linea del Comune non cambia: l’unica possibilità di rimediare al danno paesaggistico che ha suscitato le proteste di mezza città, è quella di un accordo con il proprietario, la ditta Giorgi per la demolizione di un piano. «Serve un’intesa trasparente, non un inciucio, per trasferire quei volumi sempre e comunque in quell’area», ha detto l’assessore Luciano Francardi, rispondendo alle domande di Luigi Coppola (Udc) e Marco Mosci (Idv).
«In ogni caso - ha proseguito – ricordiamo anche i cinque ettari di verde che il Comune ha ottenuto in cambio, non proprio un fazzoletto di terra, in cui intanto intendo investire i 100mila euro della sanzione. E con quella porzione di terreno nascerà un parco come la città non ha mai avuto».
Francardi ha difeso il proprio operato e quello dell’ufficio («confermo la mia piena fiducia nell’architetto Cerrina»), spiegando come il suo assessorato sarà ricordato come quello «che nel regolamento urbanistico non prevede un metro cubo di cemento in più». Rimandando di fatto con questa affermazione, per le vicende dei “Pozzetti” e nonostante la volontà dichiarata di «non citare amministratori del passato», alle previsioni del piano regolatore del 1994 e quindi all’azione del suo predecessore, Luigi Faggiani. «Continuerò a trattare con la ditta Giorgi – ha concluso Francardi – ma bisogna ricordare che il mio ruolo ha dei limiti, e che con la legge “Bassanini” la responsabilità finale è del capo dell’ufficio tecnico».
Così è toccato appunto a Camilla Cerrina fare il punto della situazione. L’architetto, capo dell’ufficio urbanistica, dopo una puntigliosa ricostruzione storica della vicenda, ha fatto intendere come le polemiche sugli insediamenti dei Pozzetti siano ben lontane dalla conclusione, rispondendo chi faceva presente la portata della protesta popolare e l’accresciuta sensibilità dei cittadini rispetto alle previsioni urbanistiche di 20 anni fa: «Capisco – ha detto l’architetto Cerrina – e quindi immagino cosa si dirà quando l’intervento verrà completato... Perché bisogna intendere che questo è un intervento rilevante e dal punto di vista tecnico si capisce facilmente che quella zona alla fine subirà una grande trasformazione. Per questo dico che è fuorviante concentrare l’attenzione su una piccola porzione dell’intervento. Certo il prg metteva nel conto che tutto quel versante ne sarebbe uscito trasformato e l’acquisizione del parco, 5,7 ettari di grande pregio, fu considerato una contropartita accettabile. Il lungo iter istruttorio poi testimonia che si fu grande consapevolezza di quanto fosse delicata la situazione. Se è possibile un accordo con i proprietari? Non so, vedremo, se ci sarà verrà sottoposto all’esame del consiglio comunale».
La ricostruzione storica dell’intervento edilizio fatta dall’architetto Cerrina merita una rapida sintesi: «Il prg del 1994 prevedeva un’area insediativa molto più ristretta, circa 20mila metri quadrati. Ma i proprietari dell’area, Allesina, Cadelago e Pavoletti, impugnarono il prg ritenendo squilibrato il rapporto tra la potenzialità edificativa e gli oneri a carico del privato in termini di cessioni di aree e di oneri di urbanizzazione. Tra le 450 osservazioni al prg solo 3-4 furono su quell’area. Il Tar poi dette ragione ai proprietari e intanto il Comune aveva accolto le osservazioni portando i volumi a 26mila metri cubi, diventati 27800 con l’adozione della variante organica 2004, fino all’approvazione del piano di lottizzazione del 2011».
Sul tema della sanzione da 100mila euro, da tutti i presenti alla riunione ritenuta troppo lieve (qualcuno ha fatto i conti, circa un euro al metro quadrato, 4000 euro ad appartamento), Cerrina ha ribadito «che è frutto di un calcolo basato sulla parziale difformità del costruito». Elemento che le ha consentito di rafforzare un concetto: «L’abuso non è l’opera nella sua interezza, ma lo sfalsamento di 50-60 centimetri su una palazzina e 120-130 centimetri sulle altre due più basse. Ma per il resto il costruttore ha rispettato le previsioni. E comunque la legge non consente di far abbattere un piano perché la difformità che è stata rilevata è in basso». Infine la questione dei controlli: «E’ vero che siamo intervenuti su sollecitazione dei cittadini – ha detto Cerrina – ma succede spesso. Perché non siamo in condizione di fare ovunque controlli in corso d’opera. Facciamo invece controlli a campione, è una prassi diffusa e dà buoni risultati».
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