Il Tirreno

L’Italian Food a rischio di chiusura

di Francesco Rossi
L’Italian Food a rischio di chiusura

Il congelamento da parte del governo dei fondi per il trasferimento nella zona artigianale è una delle cause

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L’Italian Food a rischio chiusura. Pasquale Petti, socio ed amministratore della società, ha già fissato il giorno preciso, sabato 18 di maggio. Una decisione, “certa al 99%” secondo Petti, che si abbatte come un macigno sui 300 dipendenti, 84 fissi ed il resto a tempo determinato, assunti ogni anno con due contratti di quattro mesi, ed un indotto che si aggira sulle 1500 unità tra agricoltori, trasportatori, addetti alle vetrerie, ecc.

Le ragioni sono molteplici. In primo luogo il congelamento, deciso dal governo Monti, del finanziamento di 20 milioni del ministero dello sviluppo economico, che avrebbe favorito la delocalizzazione nella zona artigianale. Secondo il calcolo di Petti, sarebbero serviti 2.600.000 euro per il terreno, poi 2.500.000 per il riempimento fino al raggiungimento della cifra di 70 milioni a trasferimento completato. Senza quel finanziamento lo spostamento sarebbe impossibile. Ci sono poi gli alti costi di Asa e Asiu, in media maggiori del 30% rispetto a quanto paga il gruppo per gli altri stabilimenti in Campania e Puglia. Pesano anche i mancati rinnovi delle autorizzazione all’uso di tensostrutture temporanee, biennali ed in scadenza a luglio, ed il diniego dell’autorizzazione per l’uso di parcheggi esclusivi per i mezzi dell’azienda.

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