Sicurezza
Due elbani a soli 600 metri dal dramma
Fausto Cavalca e Federica Nassi erano alla maratona di Boston: «Due botte incredibili e ora la città è blindata»
PORTOFERRAIO. «Dalla finestra dell’hotel vedo solo il deserto, non c’è nessuno in giro. La città sembra un fantasma». A Boston sono le 9,30 di mattina. Fausto Cavalca, commercialista 62enne di Portoferraio, è barricato in albergo assieme alla sua compagna Federica Nassini, titolare di un’agenzia assicurativa - anche lei portoferraiese, che lo ha accompagnato ma non pur non prendendo parte alla manifestazione sportiva. Poche ore prima, quando le esplosioni hanno squarciato il cielo della metropoli statunitense trasformando l’evento sportivo in tragedia, Cavalca era a poco più di 600 metri dall’arrivo. «Abbiamo sentito due botte indescrivibili – ha commentato a caldo il commercialista e podista per hobby intervistato da Sky – poi è partita subito la polizia, la gente fuggiva e scappava. Lì per lì non abbiamo capito niente, non era chiaro il motivo. Solo dopo ci hanno detto che c’erano delle bombe e la maratona era sospesa».
Il commercialista elbano non è stato inghiottito dal disastro solo per qualche centinaio di metri. Non era la prima volta che partecipava a una maratona, ma di certo non poteva immaginarsi di essere spettatore, per fortuna senza conseguenze, di un evento del genere. «Ero con un gruppo di cinquanta italiani – racconta Fausto al telefono, quando a Boston è mattina – per fortuna stiamo bene tutti, ma la paura è stata enorme. Solo la fatalità ha voluto che non fossimo sul traguardo al momento delle esplosioni». Fatalità, appunto. Basti pensare che il gruppo di corridori nel quale era compreso Cavalca sarebbe dovuto partire alle 10,40. Un piccolo ritardo, però, ha fatto slittare l’inizio della corsa di quasi 43 chilometri di 10 minuti. Se quel ritardo non si fosse verificato, Cavalca si sarebbe trovato, al momento del boato, proprio sul traguardo. Federica, invece, era tra gli spettatori. Anche lei è illesa.
Quando abbiamo contattato telefonicamente il commercialista, si trovava in hotel, assieme alla compagna. Bloccato perché Boston, nelle ore successive alla tragedia, è diventata una città blindata. «Sto guardando la televisione, ogni ora che passa aumentano i feriti – racconta Cavalca – la situazione in città è incredibile. Stamani per le strade non c’è nessuno, ieri sera ci hanno consigliato di rimanere a casa. Nel frattempo due hotel vicini al nostro, il Plaza e il Mandarin, sono stati evacuati per motivi di sicurezza. Avevamo l’idea di fermarci qualche giorno dopo la maratona, ora non sappiamo più cosa fare. Siamo bloccati in albergo. E ci hanno informato che anche l’aeroporto è bloccato».
ALTRI SERVIZI ALLE PAG. 2-3
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
