Il Tirreno

Accusato di violenze sessuali

di Federico Lazzotti
Accusato di violenze sessuali

Un piombinese di 52 anni indagato per aver ripetutamente abusato di un invalido sessantenne

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LIVORNO. Una vecchia Fiat Panda di colore verde chiaro si ferma nei pressi di un bar, a Piombino. L’uomo che guida abbassa il finestrino e fa cenno di avvicinarsi a un sessantenne seduto in uno dei tavoli sistemati lungo la strada. Questi si alza e va verso l’auto. «Sali, andiamo nella macchia», dice chi è al volante all’altro, che, a sua volta, apre lo sportello e si siede.

Dopo un’ora, forse meno, la stessa macchina si ferma nuovamente in una via della città, ma stavolta a una distanza maggiore rispetto all’ingresso del bar. «Questi sono per le sigarette», dice chi guida allungando cinque euro all’altro.

Sarebbero iniziate e finite così le violenze sessuali ai danni di un sessantenne piombinese, invalido al 100% per un problema cerebrale che ha dalla nascita. Ad abusare dell’uomo sarebbe stato un 52enne con un passato che parla di un paio di precedenti penali per atti di libidine.

Ora l’accusa nei suoi confronti è quella di violenza sessuale aggravata «perché in ripetute occasioni - si legge nel capo d’imputazione - abusando delle condizioni di inferiorità psichica della parte offesa la costringeva a subire atti sessuali consistenti in rapporti orali, ed in un’occasione lo induceva a compiere un rapporto sessuale completo».

Ieri mattina nell’aula bunker del tribunale civile di Livorno era in programma l’incidente probatorio al termine del quale giudice e pm si sono confrontati sull’attendibilità della presunta vittima per decidere in quale direzione orientare il procedimento penale.

L’inchiesta dei carabinieri di Piombino è iniziata lo scorso 3 gennaio quando alle 19,40 nella caserma si è presentato il sessantenne accompagnato dalla madre, la prima persona con la ha deciso di parlare dopo due anni di silenzi.

«Dal 2010 un uomo alto, quando mi vede fermo nel pomeriggio davanti al bar, mi invita a salire sulla sua vettura per andare nella macchia, una volta arrivati abbassa lo schienale del sedile e mi fa calare i pantaloni». Comincia così la lunga deposizione che la presunta vittima ha affidato ai militari.

L’uomo fornisce particolari, racconta che la sera precedente è successo ancora «ma che sarà l’ultima volta perché - dice - non è una cosa bella, anche se mi dà dei soldi per comprarmi le sigarette». Cinque euro, una «banconota grigia» come la chiama la vittima, che l’indagato avrebbe consegnato al termine del rapporto come compenso.

La vittima e i suoi familiari hanno anche specificato i percorsi e i luoghi nei quali si sarebbero consumate le violenze. È dopo aver avuto le prime conferme che gli atti sono passati alla Procura, dove il pubblico ministero Fiorenza Marrara ha aperto il fascicolo. In questi due mesi gli investigatori hanno ascoltato diverse persone e acquisito le cartelle cliniche della vittima, che ha anche riconosciuto il suo aguzzino in alcune foto.

Dopo il lungo interrogatorio di ieri l’inchiesta adesso va avanti e come la Fiat Panda dentro la quale si sarebbero consumate le violenze, dovrà entrare nella macchia che custodisce la verità.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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