Sicurezza
Riorganizzare i Comuni, Pd avanti a tutto campo
In programma nuove iniziative dopo il partecipato convegno di San Vincenzo Chioini: «Dobbiamo essere pronti quando le Province saranno cancellate»
SAN VINCENZO. Il convegno del Pd sui possibili nuovi assetti delle istituzioni locali, ha inaugurato la battaglia tra i classici “guelfi” e “ghibellini”. Una platea, infatti, in gran parte schierata dalla parte del “no” a qualsiasi fusione di San Vincenzo con altri Comuni; dall’altra, il tentativo di spiegare e discutere dei possibili benefici di una scelta simile. Ma la domanda, alla fine del convegno, sorge spontanea: qual è la posizione del Pd locale? Cosa farà da qui in avanti? Nonostante nulla sia deciso, la traiettoria pare tracciata: fusioni o unioni per razionalizzare i costi della politica e migliorare i servizi. E sono previsti altri incontri e tavoli di lavoro sul tema dei nuovi assetti istituzionali.
«Nell’arco di due mesi – spiega Enzo Chioini, del direttivo locale del Pd – svilupperemo un ragionamento con i cittadini, sia di persona che con forum telematici, su come garantire alla comunità la qualità dei servizi. Ho sentito, al convegno, molti discorsi sull’identità, quasi come fosse un concetto astratto. L’identità è frutto della mescolanza, non dell’isolamento. Per molti sanvincenzini sembra che l’identità sia uno stato d’assedio da parte di altre identità che la vogliono annullare. Non condivido l’intervento del vicesindaco Fabio Camerini, che pareva più un appello di pancia che una proposta. Perché – si chiede Chioini – la comunità sanvincenzina ha così paura del futuro e il bisogno di trovare nemici, anziché pensare a come non essere spazzati via dalla crisi?».
Per Chioini è il momento di ampliare la Val di Cornia. «La crisi – dice Chioini – non possiamo affrontarla da soli. Quando le Province saranno annullate, chi si assumerà il compito di raccogliere le deleghe per mantenere i servizi ai cittadini? Vogliamo attrezzarci prima o aspettiamo che siano altri a decidere per noi? Prima dell’estate il Pd sanvincenzino formulerà la propria proposta». Non è un mistero che a San Vincenzo guardi verso Castagneto, anche se in funzione di un accorpamento dei servizi piuttosto che come fusione dei Comuni. Anche San Vincenzo, che ha 2.000 abitanti in più di quelli fissati dal Governo come limite per “sopravvivere” come Comune, farà decidere tutto ai cittadini con il referendum.
Ma quando si parlerà di referendum? Il referendum è previsto se i consigli comunali decidono fusioni municipali. Il consiglio regionale, però, potrà decidere il da farsi indipendentemente dall’esito del referendum (solo consultivo), sebbene l’eventuale “no” alle fusioni da parte di alcune comunità dovrà per forza esser preso in considerazione dalla politica. Chioini, alla fine, lancia una stoccata: «C’è stata – dice – una certa maleducazione verso lo studio serio e profondo, non solo fatto di numeri, realizzato dall’Irpet».
E il sindaco Biagi? Per il primo cittadino, questo territorio va inquadrato in un ambito più vasto, al cui interno i Comuni possano decidere, con i cittadini, come lavorare per gestire insieme i servizi nel modo migliore. «Per arrivare a eventuali fusioni – dice Biagi – ci vuole un percorso lungo e ragionato, e in tal caso, per San Vincenzo, lo vedrei possibile con Castagneto e Sassetta per le analogie dei territori. C’è bisogno di rivedere il modello istituzionale, superando le Province e con una sinergia tra Regione e Comuni inquadrati in territori più ampi. Per contenere i costi, ma anche per programmare meglio i servizi».
Ma la sensazione è che a San Vincenzo, da ciò che si è sentito, sarà difficile - per varie ragioni non solo dettate dalla volontà d’isolamento - che tali proposte attecchiscano.
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