Il Tirreno

Centinaia di lavoratori rischiano di perdere la cig

di Giorgio Pasquinucci
Centinaia di lavoratori rischiano di perdere la cig

Finiti i soldi per gli ammortizzatori in deroga. I sindacati manifestano a Roma Domani l’incontro con l’assessore regionale Simoncini sulla siderurgia

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PIOMBINO. La Regione non ha è più un euro a disposizione per la cassa integrazione in deroga. Le richiesta di autorizzazione sono quindi bloccate al 30 gennaio scorso, mentre per la mobilità, sempre in deroga, le risorse sono terminate a febbraio.

Nella Val di Cornia, al 25 marzo, erano circa 380 i lavoratori interessati e 74 le aziende con meno di 15 lavoratori coinvolte. «In maggioranza, spiega la segretaria della Cgil Giorgia Beltramme – sono aziende che operano nel settore del commercio e del piccolo artigianato. La Regione è intervenuta a marzo, anticipando con risorse proprie un acconto. Ma non ci sono soldi per coprire il secondo trimestre». Centinaia di famiglie rischiano dunque di essere private anche della pur minima risorsa per andare avanti, mentre continuano le richieste delle aziende e gli accordi sindacali.

Più limitate, in ragione della grandezza media delle aziende, le ripercussioni nel settore metalmeccanico, dove solo 3- 4 imprese, per un totale di una cinquantina di dipendenti, hanno fatto ricorso alla cig in deroga. Circa 400 sono tuttavia i lavoratori del settore dell’indotto siderurgico coinvolti in quella ordinaria, mentre nella grandi aziende siderurgiche le difficoltà sono per il momento tamponate con i contratti di solidarietà.

Per tentare di risolvere questa situazione di grave incertezza, che in Toscana coinvolge 24mila lavoratori, Cgil, Cisl e Uil hanno organizzato una manifesta a Roma per martedì prossimo. «Le risorse ci sono – spiega Giorgia Beltramme – il governo dove però sbloccare un miliardo di euro, come aveva previsto, per ridistribuire i finanziamenti tra le Regioni»,

Ma non è solo la cig in deroga a preoccupare la segretaria della Cgil. «Molte aziende stanno infatti terminando le ore di cig ordinaria e straordinaria e, quando le avranno finite, per quei lavoratori non ci sarà la possibilità di ricorrere ad alcun tipo di ammortizzatori ».

E c’è già un altro rischio che si avvicina: quello dei licenziamenti senza mezzi termini. Il ricorso alla cig ha infatti un costo che alcune piccole aziende non si possono più permettere e chiudono. È già successo alla Meccanica San Rocco, ma potrebbe ripetersi.

Nel settore metalmeccanico le imprese che in questo momento sono in maggiore difficoltà sono quelle che lavoravano per la Lucchini Servizi, da marzo in amministrazione straordinaria. Alcune ditte, a causa della situazione finanziaria della gestione precedente, non ricevano pagamenti da dicembre e hanno ormai terminato le risorse che hanno finora consentito di pagare i propri dipendenti.

Nel mirino dei sindacati c’è prima di tutto la legge Fornero, che ha reso più difficile il ricorso agli ammortizzatori e reso più facili i licenziamenti, aggiungendo, inoltre, il capitolo degli esodati. Una quarantina gli ex lavoratori che a Piombino non vedono un euro da marzo dell’anno scorso. Solo in questi giorni sono arrivare alcune lettere di autorizzazione dall’Inps.

Degli effetti della crisi della siderurgia si tornerà intanto a discutere domani, in un incontro convocato dall’assessore regionale Gianfranco Simoncini, al quale parteciperanno, oltre ai sindacati, il sindaco Anselmi e il presidente della Provincia Kutufà. Fim, Fiom e Uilm stanno invece preparando una manifestazione per il 7 maggio a Roma della siderurgia piombinese, anche se stanno lavorando per coinvolgere altri stabilimenti italiani, in primo luogo quelli del Gruppo Lucchini.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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