Italia
Il Teatro dell’Aglio fa centro con “Le squat”
Ancora un successo della compagnia campigliese al Concordi con il testo intelligente e divertente di Chevret
CAMPIGLIA. Nell’ombra di un grande salone si muovono clandestine due figure misteriose. Una di queste urta un mobile della stanza: il silenzio iniziale si rompe, la luce si accende in sala rivelando la giovane coppia Samir e Natasha. Algerino lui, lituana (senza permesso di soggiorno) lei, grazie alla complicità dell’amico portoghese Manuel, figlio della portiera del palazzo, abitano un appartamento di un quartiere borghese di Parigi, le cui proprietarie hanno lasciato vuoto vivendo per diversi mesi all’anno in un’altra città. Maryvonne e Jeanne, i nomi delle anziane, e legittime, padrone di casa, tornano una sera scoprendo l’abitazione occupata dalla coppia di stranieri.
Parte da qui “Le squat”, opera scritta nel 2000 da Jean Marie Chevret che, proprio con questo spettacolo ha vinto il premio Molière come miglior testo comico, oltre al Premio de la Solidarité et de l’Anti-Racisme attribuito dalle Ong dell’Onu. La rappresentazione è andata in scena giovedì e ieri sera al Concordi di Campiglia, come ultimo atto del programma della stagione teatrale. A dargli vita la stessa compagnia del Teatro dell’Aglio che gestisce la sala campigliese; per stasera è prevista l’ultima replica alle 21,30, che di fatto mette il punto sul cartellone del Concordi.
Ambientato in un elegante contesto scenografico che sottolinea il tono borghese dello spazio nel quale si muovono i personaggi, “Le squat”, dopo un preambolo quasi didattico, teso a informare lo spettatore sui fatti esplode narrativamente all’entrata in scena delle sorelle Figeac. In un gruppo di attori ben assortito, diretto con efficacia e consapevolezza da Canovaro, spiccano per vigore e resa interpretativa Loretta Mazzinghi e Giusy Mazza, rispettivamente nei ruoli di Maryvonne e Jeanne. Tanto è dura, vagamente razzista, spesso offensiva, ma anche intrisa di acuto sarcasmo la prima, quanto appare cordiale e comprensiva la seconda, le due protagoniste plasmano letteralmente un plot che, al di là del divertimento intelligente giocato sui dialoghi, ha un fondo, poi uno sviluppo concreto, nell’ambito del sociale, attraverso il confronto tra generazioni, culture e ambienti opposti. Inizialmente motivo di guerra psicologica, le differenze, soprattutto di Maryvonne e Samir, diventano nel tempo risposta matura per una crescita reciproca che nella conoscenza trova ragione di esistere. «Il dialogo è tutto», si recita a un certo punto nella rappresentazione, secondo una battuta che in una manciata di parole dà forma e significato a un intero testo teatrale.
“Le squat”, con grazia e ironia, prende in esame la tematica del razzismo come sospetto e rifiuto dello straniero, rivelando nelle pieghe di un testo comunque leggero la forza negativa e il potenziale suicidio di una società che nega la risorsa della diversità.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
