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Bagnoli, gran pasticcio sulle bonifiche ex Ilva

Bagnoli, gran pasticcio sulle bonifiche ex Ilva

Ventuno indagati, compreso l’ex direttore del ministero dell’Ambiente Sequestrata la colmata coi materiali che in parte dovevano venire a Piombino

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PIOMBINO. Ventuno indagati per disastro ambientale, tra cui tra cui due ex presidenti di Bagnolifutura. Rocco Papa e Sabatino Santangelo, e l’ex direttore del ministero dell’Ambiente Gianfranco Mascazzini. Nella Colmata di Bagnoli, ora sotto sequestro, pare sia finito un po’ di tutto, dalle morchie mischiate nei terreni all’Eternit agli idrocarburi finiti in mare e nei fondali. Il Pm Stefania Buda mette sotto accusa quella che viene definita una “bonifica virtuale”: 107 milioni spesi per interventi che invece di risolvere dopo vent’anni i problemi lasciati in eredità dallo stabilimento ex Ilva li avrebbe addirittura aggravati.

Per Piombino l’accordo che prevedeva il trasferimento dei materiali della Colmata e dei fanghi dei fondali, firmato nel 2007, è da tempo una partita chiusa, come già alla fine del 2009 avevano dichiarato il sindaco Gianni Anselmi ed il presidente dell’Autorità portuale Luciano Guerrieri. Le vicende giudiziarie napoletane sono tuttavia l’occasione per far sorgere a Rifondazione comunista una domanda: «Non l’avremo mica scampata bella?».

Oltre 2 milioni di metri cubi di materiali della colmata di Bagnoli sarebbero infatti potuti finire nella vasche realizzate nel porto di Piombino. «Mascazzini – ricorda oggi il Prc – è il personaggio che venne a garantire in consiglio comunale che quei materiali non erano pericolosi».

Un dibattito, quello sull’accordo sui fanghi di Bagnoli, che ha tenuto comunque banco almeno per due anni. Avrebbe dovuto far arrivare a Piombino 272 milioni di euro per lo sviluppo del porto, ma poi è stato chiuso definitivamente per l’insufficienza dei finanziamenti assegnati a Napoli proprio per la rimozione della colmata.

“Affare” morto e sepolto, che ha tuttavia lasciato una “eredità di cassa”, 25 milioni al Comune di Piombino, oltre 18 milioni all’Autorità portuale, oltre a circa 7 milioni mesi a disposizione a suo tempo dalla Regione Toscana, che oggi tornano alla base dei finanziamenti previsti nella bozza di decreto che dovrebbe mettere in condizioni il porto di Piombino di realizzare le opere necessarie per ospitare la Costa Concordia da smantellare.

Guerrieri ed Anselmi non vogliono ora commentare le vicende giudiziarie che stanno coinvolgendo Bagnolifutura, che comunque non hanno mancato di “colpire” l’opinione pubblica. «Non sappiamo niente di quello che è successo a Bagnoli e di questa inchiesta – dice tuttavia il presidente delle Port authority – So solo che era stato comunque firmato un preciso protocollo che avrebbe comportato non solo una nuova caratterizzazione di tutti i materiali, ma addirittura il loro trasporto in navi sigillate per evitare sorprese».(g.p.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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