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Precaria e senza compenso «Adesso occupo la scuola»

PROCCHIO. Maestra delle materne di professione, tappabuchi nella realtà. Solenia Bartolozzi è una delle insegnanti supplenti che è rimasta a secco da oltre due mesi del suo stipendio. Quarantaquattro...

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PROCCHIO. Maestra delle materne di professione, tappabuchi nella realtà. Solenia Bartolozzi è una delle insegnanti supplenti che è rimasta a secco da oltre due mesi del suo stipendio. Quarantaquattro anni, separata, una bambina di 10 anni da accudire e un figlio che fa l’università da sostenere. Insegnate precaria da 13 anni, quando ha deciso di trasferirsi a Procchio. Il blocco dello stipendio è l’ennesimo schiaffo che Solenia, stavolta, non è disposta ad incassare. «Non sopporto oltre – spiega l’insegnate con voce ferma, al telefono – sono disposta a tutto. E se chi di dovere non mi darà delle risposte e non risolverà il problema sarò pronta ad occupare la scuola. L’unico freno è mia figlia, ma così non è possibile andare avanti».

La vicenda di Solenia è particolare, come sono travagliate quelle di altri insegnanti rimasti senza stipendio. «Sono a Procchio da 13 anni – racconta – e sono sempre precaria. Quest’anno ho un contratto a Marciana, dove un giorno alla settimana sostituisco una collega per un allattamento, il resto dei giorni ruoto nei quattro comprensivi. Vado anche a Cavo, dove mi ci vuole un’ora di macchina e 10 euro di benzina. La mattina alle 7,30 porto la bambina alla fermata dell’autobus. È già molto indipendente per l’età che ha. Sono in affitto a 500 euro e le spese sono sempre più alte. Non ho soldi da parte per far fronte al ritardo del pagamento dello stipendio».

La maestra della scuola materna si è già trovata altre volte alle prese con ritardi di questo tipo. «Da due anni il disagio è forte, tra ritardi e mancati pagamenti – spiega – negli ultimi mesi le difficoltà si sono acuite e il cambio di sistema di pagamento adottato dal ministero ha creato il caos. Ora vivo grazie alla solidarietà di amici e colleghi. Mi sono trovata a dover andare a lavoro a piedi, a Natale mi hanno lasciata senza soldi da spendere. Non sono potuta andare ad assistere a un esame di mio figlio, che fa l’università a Pisa, perché non mi hanno pagato. Se rifarei l’insegnante? È una cosa che ho sempre amato, lavorare con i bambini è la mia passione. Lo faccio da anni e con grande serietà, ma ora ammetto che cambierei questo lavoro per qualsiasi occupazione a tempo indeterminato. Perché vivere in questo modo non è più sopportabile». Per questo Solenia si dice pronta a tutto, persino a occupare la scuola.

«Voglio delle risposte e in tempi brevi – racconta – qualcuno deve spiegarmi perché la scuola è diventata l’ultimo gradino, il punto più basso, della nostra società». (lu.ce.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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